Con Ilaria Graziano e Francesco Forni e un bicchiere di vino al Porto Petraio – INTERVISTA VIDEO

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di Alessandra Farro

Spegnete le luci nella stanza, lasciate accesa solo la lampada sul comodino. Chiudete gli occhi, respirate e ascoltate Ilaria Graziano & Francesco Forni. Ascoltateli e vi scoprirete a domandarvi perché non l’abbiate fatto prima. Se non siete innamorati, alla fine del disco lo diventerete e se lo siete già, lo sarete ancora di più.
Ilaria Graziano & Francesco Forni sono un piccolo mondo composto da vibranti energie e da emozioni viscerali, un mondo che viene da un altro tempo, fatto di sabbia, vento, alberi e radici. Sono figli di corsari, di pirati e bucanieri, come squali e pescecani, infestano i vostri mari. Sono figli di tempeste, di sirene e di tritoni, battezzati dalle stelle e dal fuoco dei cannoni (dal testo Filibusteria n.d.r.). Sono una poesia che cammina da sola, seguendo una strada continua che traccia il proprio percorso tra le vene e le arterie dei suoi viandanti. Se avessero un’orchestra sarebbe piccolina, un banjo, un violino e un organetto (dal testo di Chiudi gli Occhi n.d.r.), eppure sembra lo siano già. L’una basta all’altro, le loro voci si intrecciano, sfiorandosi, senza mai prevaricarsi e non hanno bisogno di nient’altro per riempire il silenzio di un teatro intero. Loro sono un’orchestra piccolina, una chitarra, un ukulele e una cassa tonda, che suona ai limiti di un sogno. Questo meraviglioso duo parte dalle viscere della nostra terra, da Napoli, nell’estate del 2011. La loro magia si basa su pochi, ma essenziali, elementi. I testi di ogni loro canzone non riescono a fare a meno di emozionare, anche dopo il decimo ascolto consecutivo. Quel sorriso spunterà comunque, attendendo che arrivi quella piccola increspatura della voce, proprio lì, mentre la chitarra cambia accordi preparandosi al ritornello.

“Il fatto che arrivasse l’emozione prima delle parole è stata proprio la dimensione su cui noi abbiamo lavorato”, ce lo dicono loro, mentre gli chiediamo com’è suonare all’estero in lingua madre, una lingua sconosciuta e ostica. Ed è effettivamente questa la chiave che ha animato i loro due dischi: From Bedlam to Lenane (2012), e Come 2 Me (2013), un titolo dalle molteplici interpretazioni di cui loro per primi si sorprendono scoprendone sempre di nuove. “Per questo secondo disco è nata come una richiesta reciproca di volersi incontrare nelle differenze, di volersi contaminareCome To Me sono le doppie voci che si invitano a essere invase nel proprio territorio, quindi ad invadere anche il territorio dell’altro, poi Come Due Me perché è proprio quella diversità che completa e che rappresenta due parti di me stesso”, ce lo spiega così Ilaria Graziano, regalandoci la sua esclusiva quadrupla visione da brividi sull’album. “Questo è il punto, usare le differenze per moltiplicare la forza”, completa Francesco Forni.
frombedlam_1336571311Loro sono sempre in viaggio continuo (da Giardini di Rose n.d.r.) e adesso sono da poco tornati in patria dopo un tour in Francia, dove hanno riscosso un buon successo. Ci perdiamo lì, seduti su quattro sedie in legno al Porto Petraio, nei loro percorsi e nelle sensazioni provate attraversando culture diverse. Questa volta a parlare è Francesco Forni, “Io penso che in questo momento la ricchezza di una città grande come Roma, così come di una città grande come Parigi, oppure di un’altra, sia che queste città sono piene di persone non del luogo, Roma è piena di non romani. Penso che questa sia la cosa che mette in moto un’energia diversa, cioè che fa scattare delle cose, e cambiare luogo significa essere proprio una delle micce che fanno scattare quella energia. Per cui alla fine quando vai in un posto è proprio che tu quando ti sposti hai un’energia in più, che porti in quel luogo“.
Il loro primo disco ha vinto il MarteAwards2012 nella categoria “miglior disco 2012” nel gennaio 2013. Il brano Mad Tom Of Bedlam è parte della commedia Malamore con Luca Zingaretti, Alessio Boni e Ambra Angiolini. Sono stati eletti artisti del mese da MTV New Generation e il video del loro ultimo singolo Come sarà in rotazione per un mese sul canale. Is this the time del secondo album è contenuto nella colonna sonora del film Un fidanzato per mia come2memoglie di Davide Marengo con Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Geppi Cucciari e Red & Blues è nel film Arance e Martello di Diego “Zoro” Bianchi.
La collaborazione di cui, però, abbiamo chiesto è stata quella per L’Arte della Felicità, con i brani La Strada e On y va, assieme ad artisti quali Gnut, i Foja e i 24 Grana. Si dicono orgogliosi e contenti del progetto, non soltanto per la pellicola finale ma anche per gli artisti incontrati durante la realizzazione.
“La musica è un luogo sacro in cui, se lo riesci a proteggere e se ci stai dentro, sei in un cerchio magico. Ci sono tantissime dinamiche che non servono alla musica, per cui riesci a condividere tantissimo e non te ne accorgi neanche, perché non lo puoi razionalizzare, è una condivisione viscerale che va al di là delle strutture e delle sovrastrutture che si creano in tutti i rapporti di amicizia, di relazione, familiari” (Ilaria Graziano).
“Noi stiamo molto attenti a non influenzare nel quotidiano quello che è questo mondo magico” (Francesco Forni).
Prima di tornare ad ascoltare Dove Siamo e Cavalli Selvaggi – per cui ho sviluppato una dipendenza ormai – l’unica cosa che mi sento di aggiungere a quanto detto da Ilaria Graziano e Francesco Forni nell’intervista, è che se avete amato/amate loro, dovreste conoscere un’altra piccola magia partenopea, Fede’n’Marlen, un duo femminile che qualche mese fa ha aperto il loro concerto al Freqency di Pomigliano d’Arco (non me ne vogliate, ma per il collegamento è stato spontaneo).

LE DOMANDE

  1. Come si sono incrociate le vostre strade?
  2. Come cambia la musica dal live alla registrazione in sala?
  3. Com’è nata la collaborazione per L’Arte della Felicità? Siete soddisfatti del risultato? 

    LE INTERVISTE

    Musica

Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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