Collateral Beauty: il libro prima del film, il film che ci lascia perplessi.

 In Cinema e Teatro, Letteratura

Collateral Beauty, l’ultimo con Will Smith, mi lascia con qualche interrogativo.

di Nanni Schiavo

Parliamone ora che il film lo abbiamo visto, partendo dal libro che c’è dietro.

20161219104143969038_watermarkQuesto è Canto di Natale di Charles Dickens e voi ora direte: “vieni a parlarci di un libro natalizio al quindici Gennaio”? Avreste anche ragione a farlo, se non fosse che lo stesso film è uscito nelle sale il 4 di Gennaio, quando avevamo ormai già attraversato l’ansiosa fase dei regali da trovare, l’ancora più ansiosa fase di decidere quali fossero i nostri programmi per capodanno e ci adagiavamo sulla rilassante befana che forse quelli più fortunati di noi avrebbero ancora ricevuto, malgrado mamma ci pensi ogni anno a questo punto dell’età. Lo stesso film, l’avrete visto, è un film di Natale, con una New York bellissima e natalizia. Non ci ho capito molto di questa scelta, devo dire.

Ma continuiamo con il parallelo libro-film. In estrema sintesi, che poi andremo ad analizzare più a fondo, il film non ha la caratura narrativa del libro. Non si tratta di un ennesimo caso di come fosse meglio leggere una storia rispetto a vederla su uno schermo, è proprio un esempio di “squadra che vince, inaspettatamente si è cambiata”. Nel libro, lo conoscerete, un avaro Scrooge incontra il fantasma del Natale passato, quello del Natale presente e quello de Natale futuro che lo convincono a cambiare radicalmente. Ci sono molte trasposizioni cinematografiche, vi consiglio quella della Disney, non ne fanno più cartoni animati di quello spessore. Will Smith invece, corredato di un nome abbastanza banale tipo Mario Rossi ma in inglese, ha appena perso una figlia e riceve la visita di tre misteriosi soggetti che si presentano a lui come la morte, il tempo e l’amore.

Intendiamoci, questa cosa poteva funzionare (d’altronde è già rodata), non ha funzionato nel risultato finale. Se nell’opera di Dickens la potenza narrativa è massima e la libertà di immaginare quello che non si è detto è al pari, nel film tutto questo è molto depotenziato, pur avendo nel casting almeno tre pezzi d’artiglieria pesante. Avrei preferito che chi ha scritto la sceneggiatura l’avesse letto una volta in più, e con più umiltà. A Will Smith, che tutto sembra fuorché uno Scrooge, tocca l’ingrato compito di salvare la baracca e vi dico, malgrado sia un attore eccezionale che nel mio cuore resterà sempre in veste di principe di Bel-Air, non ci riesce. La ragione è semplice, il protagonista in questa pellicola parla pochissimo, è inquadrato per pochissimo e non ha lo spazio che nel romanzo ha il suo corrispettivo. Insomma, grazie ma un paio di scene di pianto non ci tirano su due ore di film. A differenza del romanzo nella pellicola ci sono tre storie di contorno poi che sono tipo l’Italia ai rigori contro la Germania, non so se ho reso l’idea.

Insomma, per quanto riguarda il film è buono per una prima serata al piccolo schermo o per il giorno del cinema a due euro. Il libro invece è qualcosa che riguarda la fine dell’anno ormai. Ancora una volta noi occhialuti e vessati topi di biblioteca possiamo almeno dire la fatidica frase e uscirne inorgogliti.

“Il libro era meglio.”

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca