Chiapas: viaggio in una società differente.

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Quando il 20 Novembre 2019 mi sono presentato davanti al cancello di una comunità zapatista nel Chiapas, credevo, seppur minimamente, di sapere a cosa andavo incontro. In realtà, superato quel portone ho varcato una soglia: iniziava il mio viaggio in una società differente. Entravo a CIDECI conosciuta come “Università zapatista e indigena”. Mi accolgono due ragazzi: attraverso il passamontagna, riesco a fissare solo i loro occhi. Mi requisiscono il passaporto, la pioggia battente crea una suspense degna del miglior film crime.
Aspetto un’oretta prima di riuscire ad entrare in quello che mi è sembrato un mondo nuovo.

 

Ma perché differente? Per chi non lo sapesse, gli zapatisti sono un movimento autonomo e clandestino che ha incarnato le idee di Emiliano Zapata, storico leader della rivoluzione messicana del 1910. L’EZLN (Ejército Zapatista de Liberación Nacional) ha fatto irruzione nella scena mondiale quando nel 1994, il Messico, ha firmato il patto NAFTA ( un grande accordo commerciale liberista con USA e Canada). YA BASTA fu il primo grido degli zapatisti che reclamavano diritti e libertà, cominciando a sollevare proteste pacifiche in tutta la regione del Chiapas.

Terre da poter lavorare, condizioni di vita dignitose e rispetto per le popolazioni indigene costantemente divise e indebolite fino alla loro totale scomparsa. Tutto ciò che successe dopo quel 1994, è storia. In un Messico in cui si parlano più di 60 lingue indigene, nessuna ufficiale, l’EZLN ha ridato voce politica alla cultura, alle tradizioni dei tanti indigeni, che nel resto del paese sono costretti, nel migliore dei casi, a vendere sigarette sfuse ai semafori di Città del Messico.
Ad oggi sono 26 anni di ribellione e dignità, rinchiusi fuori le mura della società capitalista.
Democracia libertad y justicia, sono i pilastri morali della società zapatista presente nel Messico meridionale. Durante questi anni, gli zapatisti hanno formato comunità autonome, occupando vari comuni del Chiapas; negli ultimi anni sono nati i famosi Caracoles: luoghi in cui si fa politica partendo dal basso, trattando dapprima temi locali, passando per quelli nazionali, sino ad abbracciare le dinamiche della politica mondiale.

Una volta entrato, sono stato portato in una stanzetta ed è iniziato il colloquio. “Perché ero li?” “Cosa mi incuriosiva del mondo zapatista?”: queste le domande principali, ma avevano anche grande interesse per la vita che svolgevo dall’altra parte del mondo. Dopo altre e tante domande, d’un tratto le tre persone a volto coperto con cui stavo parlando, tolgono il passamontagna: “Hermano ahora estas en casa” “Sentiti libero di usare ciò che vuoi”.
In un certo senso avevo superato un test.
Mi mostrano con grande pazienza le loro strutture: vere e proprie aule dove studiavano ragazzi di ogni età. Sulla lavagna c’erano diverse lingue, oltre allo spagnolo anche l’inglese ma soprattutto le tante lingue del Chiapas abbandonate dallo stato e riprese dal movimento zapatista: “queste lingue indigene rappresentano i nostri antenati, sono le nostre radici.” 

chiapas

Laboratori di arte, teatro, permformances di arti visuali, produzioni tessili, giocoleria, ma anche pezzi di terra da coltivare. All’opera ci sono tutti: donne, anziani, bambini. Nessuno è esente dai compiti da svolgere, tutti si “sporcano le mani”. In questi 26 anni, il popolo messicano, ha sempre dato il sostegno ad un movimento clandestino che lottava non per affermarsi come realtà politica, bensì per ridare dignità e diritti agli ultimi della società.
Quando gli domando delle perdite che in questi anni hanno avuto, delle difficoltà di vivere clandestinamente, loro mi rispondono:
“Per fare il mondo nuovo c’è bisogno di sacrificio. Una volta morti, sappiamo di reincarnarci nella mente, nelle braccia, e nel petto di chi ci susseguirà. Le nostre idee sono come semi.”


Condividere l’idea di un mondo più equo è un conto, provarci con ogni mezzo necessario è un altro. Non vi nego che quell’affermazione così ferma e decisa mi ha spiazzato, lasciando anche grande spazio all’ammirazione per l’incredibile coraggio e determinazione della gente del Chiapas.

Quando ho lasciato CIDECI, un sentimento di grande speranza mi ha pervaso. In un società in cui si è troppo impegnati a coltivare esclusivamente il proprio orticello, in un mondo dove vige la legge dell’individualismo, ci sono ancora tanti sognatori che rendono concrete le loro idee di libertà, uguaglianza e democrazia.

Vi lascio con l’ultima parte del Manifesto Zapatista en Náhuatl:

“Techo, tierra, trabajo, pan, salud, educación, independencia, democracia, libertad, justicia y paz. Estas fueron nuestras banderas en la madrugada de 1994. Estas fueron nuestras demandas en la larga noche de los 500 años. Estas son, hoy, nuestras exigencias.” 

 

Francesco Fusi
Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta; laureato in lingue all'Università Orientale di Napoli, dopo tre mesi in giro per l'America latina sono tornato dietro lo schermo di un computer, bramando la prossima esperienza zaino in spalla!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi. Il viaggio come medicina dell'anima.
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