Ci risiamo. Sono di nuovo nel periodo dell’anno in cui non riesco a leggere.

Libri e segnalibri: Chi manda le onde con la cartolina di benvenuto del sindaco di Nimega, una roba tenerissima

Vado più lenta. Leggere quando mangio mi dà una certa continuità, ma nemmeno troppa. Quando però due traduttori olandesi ti dicono: “Prova questo, noi abbiamo riso un sacco”, faccio un po’ di spazio nella mia pila “in lettura” e mi preparo per le 400 pagine di Chi manda le onde di Fabio Genovesi, che è da poco arrivato nei Paesi Bassi (anche se da noi è uscito nel 2015).

Di Genovesi non avevo mai letto nulla. Era uno di quegli autori di cui sentivo parlare e mi dicevo sempre “poi lo leggo”. Sono molto curiosa di scoprire come percepiscono la nostra letteratura all’estero, e qui in Olanda gli italiani non vanno male per nulla (anche se nella classifica delle cose che gli Olandesi amano dell’Italia forse vincono il cibo e le spiagge).

In ogni caso, come fa un libro con un titolo così evocativo a far ridere?
Ed eccomi nella storia di Luna, Serena, Sandro e Luca. Serena è mamma di Luna e Luca, Sandro professore di Luca e catechista di Luna. La storia viene raccontata con un passaggio continuo di punti vista, portandoci in giro per la Toscana, da Forte dei Marmi alla Lunigiana.

Senza fare spoiler: un evento imprevisto cambia in peggio la vita dei protagonisti, che si trovano a dover ritrovare il proprio centro, non si sa se guidati dal destino o da un caso piuttosto crudele. Le onde, il mare, sono la pace di Luna, bambina albina che raccoglie tesori sulla battigia. Ma anche la passione di Luca, e la pausa di Serena e il jolly di Sandro. Tutti ruotano attorno al movimento ipnotico dell’acqua salata e nel frattempo mettono in scena i tipici siparietti italiani degli italiani sull’orlo dell’esaurimento nervoso.

Fabio Genovesi, sulla cui espressione non riesco a esprimermi

In questo libro ci sono le paure dei bambini, i sogni degli adolescenti, i problemi degli adulti, che si rivelano essere sempre gli stessi da quando erano bambini. E poi dei dialoghi ben riusciti, anche se sempre più scritti più come per un copione cinematografico che per un romanzo.
Parolacce, idee folli e l’intramontabile mood anni Novanta, che pervade tutta la regione di Dante. Anche se qualche punta di dialetto m’avrebbe di molto garbatho, in Chi manda le onde puoi sentire il tempo che si è fermato nelle cittadine di provincia, il senso di isolamento che mi è sempre sembrato di leggere sulle facce dei toscani fuori dalle feste di contrada, la fissa per il cinghiale, le imprecazioni con i cani, pensieri borderline fatti da gente insospettabile. A parte le acciaierie e l’autobus chiamato “tram”, in questo libro ci sta tutta la Toscana, in una trama che, per i temi e il modo lungo e articolato in cui si sviluppa, mi ha ricordato alla lontana Ammaniti. Ma alla lontana.

Si può ridere con questo libro, ma di un riso però sempre un po’ smorzato dalla consapevolezza che le fisse e i problemi dei protagonisti sono nel nostro DNA di italiani. Perché, come recita il romanzo, “noi siamo bravi solo con i miracoli, col colpo della disperazione, quando non c’è proprio più niente da fare e allora scatta l’estro di un ultimo schizzo ispirato e sciaguratamente grandioso. Se invece è tutto semplice e basta andare dritti e portare a casa il risultato, affondiamo nella nostra devastante incapacità di essere decenti, di essere costanti, di restare medi”.
Al Nord come al Sud.

Valutazione dell'autore
Iolanda Sequino

Iolanda Sequino

Sono nata lo stesso giorno di Montale, però a Villaricca, provincia di Napoli, e nel 1990. Mi sono laureata in Lettere moderne alla Federico II. Il mio regno per gatti, feste a tema e giochi di parole. Studio come parlano le persone, mi piace un sacco.