Chi è questo Camilleri che ha appena pubblicato il centesimo libro?

 In Letteratura

Biografia minima del maggiore scrittore italiano vivente.

di Nanni Schiavo

Cominciamo col dire che il sottotitolo – contrariamente a quanto potrebbe sembrare – non è una opinione personale. Lo dicono i numeri, Andrea Camilleri è praticamente sempre il primo in classifica per copie vendute in Italia. I librai lo sanno, riservano per lui lo scaffale migliore, quello in alto ma non troppo, cosicché anche un libricino piccolo come quelli pubblicati da Sellerio non possa non esser visto per forza da tutti quelli che entrano. Vediamo però chi è e come un Andrea come tanti altri sia diventato un Camilleri unico.

La strada che lo ha portato fin qui, si rincuorino gli autori emergenti e gli underdogs tutti più in generale, è piena di buchi nell’acqua, di libri che non ha mai letto nessuno e di editori che gli hanno tirato il sangue. Dal 1978, anno in cui esordisce con “Il corso delle cose”, fino al 1995 pubblica sette libri che non sfondano. Fra questi c’è anche il primo poliziesco con il commissario Montalbano ma è solo dal secondo in poi che qualcosa si muove. Dobbiamo aspettare al 1998, anno di esplosione del fenomeno editoriale, perché Camilleri diventi un cult. Da lì a qui è stato tradotto in 120 lingue ed è arrivato a superare i dieci milioni di copie vendute.

Ancora qualcuno pensa che si tratti di una opinione personale?

Si calcoli, se ci dovessero essere dubbi, anche il pregio che l’opinione pubblica dà alle sue opinioni, il rispetto che i media ne hanno, il riguardo che personaggi pubblici (fin su ad un paio di Presidenti della Repubblica) gli riservano. Dopotutto, Andrea Camilleri è un gentiluomo e merita di esser trattato da tale. In ultima analisi, questo vecchio è più giovane di noi probabilmente.

Nasce il 6 settembre del 1925 a Porto Empedocle, suo padre è un fascista della prima ora, volontario nella marcia su Roma (Camilleri si discosta totalmente da questa linea politica, essendo dichiaratamente di sinistra radicale), vive a Roma alla fine degli anni quaranta.  Espulso da un collegio vescovile dopo aver lanciato delle uova contro un crocifisso, studierà al liceo classico Empedocle di Agrigento dove otterrà la maturità senza fare esami a causa dei bombardamenti e in previsione dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate. A giugno dello stesso anno inizia, come ricorda lui stesso, “una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere, di sangue, di paure”.  Ad oggi conta otto lauree ad honoris causa e più o meno tutte le onorificenze che esistono.

Parliamo della lingua che usa mentre scrive. Chi conosce la band islandese dei Sigur Ros? Nei suoi libri il siciliano compenetra l’italiano, ci sono spagnolismi ogni tanto, lo stesso scrittore affermò che l’italiano da solo non riusciva a esprimere tutto ciò che la sua testa partoriva. In particolare si riferiva ad una storia che avrebbe raccontato a suo padre morente, uomo che ignorava la lingua italiana impettita, da allora decise che non tutto si poteva tradurre, che alcune cose dovevano essere raccontate così. Non pubblicò mai quella storia, ma fu un punto di non ritorno per lui. Questo però era solo un piatto della bilancia, sull’altro invece c’era l’esigenza di farsi capire da tutti, anche da chi siciliano non era. Camilleri allora formerà una lingua sua, bilanciando italiano e siciliano. Da allora è una specie di Sigur Ros italiano, per chi può capirmi, agli altri basterà googlare “hopelandic”.

“Non si tratta di incastonare parole in dialetto all’interno di frasi strutturalmente italiane, quanto piuttosto di seguire il flusso di un suono, componendo una sorta di partitura che invece delle note adopera il suono delle parole. Per arrivare ad un impasto unico, dove non si riconosce più il lavoro strutturale che c’è dietro. Il risultato deve avere la consistenza della farina lievitata e pronta a diventare pane.”

Quest’uomo è arrivato al centesimo libro ed io da due anni non riesco a finire il mio secondo. Volete che non mi faccia un po’ rodere questa cosa?

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Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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