Chernobyl, la miniserie sul più grande disastro nucleare della storia

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Innanzitutto, quello che bisogna sapere su Chernobyl, la nuova miniserie targata HBO creata da Craig Mazin e diretta dal regista Johan Renck, è che finchè non la si guarda, non si può capire quanto profondamente cambierà il nostro pensiero riguardo a quello che si può definire il più grave incidente mai verificatosi nella storia delle centrali nuclerai.
Durante le prime ore del 26 aprile 1986 esplode il più avanzato dei quattro reattori in funzione presso la centrale nucleare di Chernobyl, a poco più di 100 km da Kiev, all’epoca una delle repubbliche dell’Unione Sovietica. Nel momento in cui è accaduto tutto, e nelle sue immediate conseguenze, nessuno capì il vero significato dell’incidente.

“Hai a che fare con qualcosa che non è mai accaduto su questo pianeta prima d’ora!” dice lo scienziato Valery Legasov (interpretato da Jared Harris) mentre tenta di impressionare Boris Shcherbina (interpretato dal bravissimo e veterano del cinema Stellan Skarsgård) per l’inconoscibile portata dell’evento. Ma noi nel 2019, sappiamo bene cos’è successo quel giorno. Almeno sappiamo che gesti semplici, quasi banali, come il giocare nella cenere radioattiva o lo schizzarsi addosso dell’acqua irradiata equivalgono a morte certa. Ma uno dei primi soccorritori, che raccoglie incuriosito una pietra, no. E la sua mano si scioglie, sotto lo sguardo sconvolto di tutti i presenti.

La parola chiave che pervade l’intera opera di Mazin e Renck è devastante. Ciò a cui assiste lo spettatore è qualcosa di spaventoso, di incredibilmente disarmante, proprio perché non si tratta di finzione, ma della storia dell’umanità.
I primi due episodi di Chernobyl, infatti, sono paragonabili ad un film dell’orrore, con una colonna sonora ossessivamente efficace che accresce le lente rivelazioni del disastro, mentre in sottofondo i contatori geiger iniziano ad intonare una cacofonia di cicale. Il bilancio umano è immenso e viscerale; un uomo apre una porta con la sua anca, per aiutare i suoi compagni a raffreddare il nocciolo esploso, e il suo fianco si disintegra.

Oltre alla scena d’apertura e all’episodio finale, Chernobyl si sviluppa in una narrazione lineare che fa sentire lo spettatore intrappolato in un incubo. C’è una nuvola di morte che nessuno può vedere, ma lo spettatore può vedere i suoi effetti sui volti di coloro che la incontrano. Ogni persona che cerca di impedire che il tracollo si diffonda, e potenzialmente uccidendo milioni di persone in tutto il resto d’Europa, è il volto di qualcuno che sta per morire di lì a poco e orribilmente. Eppure, è anche chiaro che i loro sacrifici sono a dir poco eroici.
Ciò che rende peggiore l’intero disastro di Chernobyl è la rete di menzogne ​​e inganni che portano alla catastrofe e alle successive conseguenze su un piano molto più ampio. La rabbia dello spettatore nasce proprio dal fatto che i potenti dell’epoca negano l’evidenza, sostenendo che tutto quello che le persone vedono, semplicemente, non sta accadendo.
Tutto ciò è frustrante. Ma questo è il potere di una serie come Chernobyl che ti mette di fronte a moltissime emozioni che riguardano sia il corpo che la coscienza. Potrebbe sembrare forzatamente drammatica, ma lo stesso Mazin, in diverse interviste, ha affermato che

l’intenzione era quella di essere il più precisi e veritieri possibili, senza amplificare nulla, ma cercando di raccontare una storia vera nella sua completezza.

Ed è quello che percepisce lo spettatore, appunto. Un senso di autenticità. Scopriamo quindi come funziona un reattore nucleare, perché arrestarlo causerebbe un’esplosione e perché il particolare sistema di sicurezza di Chernobyl non è stato progettato in maniera sicura. Tutte queste spiegazioni hanno un senso, e ribadiscono l’importanza di divulgare un errore fatale nella storia dell’umanità, che non deve più ripetersi. Ma il vero motivo dell’esplosione del reattore 4 della centrale di Chernobyl ha a che fare con qualcosa che va al di là dell’ingegneria nucleare e che è direttamente collegato alla sua importanza sul piano politico estero. Come riassume appunto lo scienziato Legasov “Un reattore nucleare esplode a causa delle bugie”.
Chernobyl
conta un cast eccellente (che non tenta alcun accento russo imbarazzante, per fortuna), tra cui spicca Emily Watson, che interpreta la composta, Ulyana Khomyuk, che rappresenta tutti gli scienziati che hanno aiutato Legasov e sono stati imprigionati e messi a tacere per aver parlato contro le linee ufficiali dello stato. Gli eroi di Chernobyl sono silenziosi, esitanti e alla fine sacrificali.
E nonostante la serie sia una delle più intense e strazianti rappresentazioni della storia umana, è qualcosa di necessario. Un ammonimento per tutti.
Ecco quindi cosa accade quando l’uomo sceglie consapevolmente di ignorare la verità.

 

shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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