Di Cesare Cremonini mi sono sempre piaciute tante cose, ma quella che mi ha sempre colpito più di tutte è il pensare sempre, prima di ogni cosa, alla musica. Sembrerebbe una banalità essendo un musicista ed un cantante, ma di questi tempi, in cui l’immagine e il packaging di un artista sono spinti ai limiti estremi, non è per niente scontato. È una persona riservata, che non adora condividere in mondovisione la sua vita privata. Le sue pagine social sono infatti dedicate per il 95% alla promozione della sua musica, a documentare i suoi concerti o la nascita dei suoi dischi.

Cremonini ha studiato musica sin dall’infanzia e questo si nota. La base di teoria musicale gli consente di essere al top da ormai quasi 20 anni nel panorama mainstream della musica italiana, senza sembrare mai vecchio, mai una caricatura di se stesso, mai sulla soglia del declino.

I suoi album sono complessi, c’è una cura maniacale per ogni dettaglio, i suoni sono sempre ben studiati e creati, sempre messi al loro posto, ognuno con una sua importanza gerarchica nel contesto generale della sonorità del brano.

I suoi album sono sempre mutevoli. Il sound è sempre sul pezzo, è ben inserito nel contesto musicale di quel microperiodo storico in cui viene prodotto eppure tutti i brani di Cremonini hanno dei tratti in comune a prescindere dal tempo: delle progressioni di accordi, delle linee melodiche, delle parti di piano che all’ascolto sai già che sono state partorite dalle mani e dalla mente sua e del suo storico produttore, Walter Mameli. Negli ultimi anni inoltre è stato in grado di accogliere in pianta stabile nel suo processo creativo un giovane artista sul quale ha puntato tantissimo, Davide Petrella. Il quale, non solo è la seconda mente creativa degli ultimi due dischi di Cesare, ma è diventato uno dei più ricercati e vincenti autori di canzoni della musica pop italiana.

Gli album di Cesare Cremonini hanno inoltre una genesi lenta. Le sessioni di scrittura sono intense, gli arrangiamenti, le riprese, le registrazioni dell’orchestra, il missaggio richiedono almeno un anno e mezzo di tempo (come testimoniano i suoi post sui social).

È da questo processo che nasce Possibili Scenari, l’ultimo lavoro del cantante bolognese, uscito per Universal Music lo scorso 24 novembre. Un vero gioiellino.

Davide Petrella

Cremonini da alla luce un disco dalle sonorità variegate, tenute insieme da un’elettronica che varia da ariose composizioni ambientali che fanno da tappeto a lead synth che caratterizzano i brani, creando così un sound eterogeneo, che rende molto piacevole l’ascolto. Questo rende ogni singola canzone un piccolo mondo a sé stante.

La traccia di apertura è Possibili Scenari, dal carattere apocalittico, in cui basso e cassa si impongono prepotentemente su un piano che scandisce il tempo poggiandosi sugli spazi aperti dagli archi in sottofondo. Le chitarre elettriche segnano l’ingresso nei ritornelli e danno carattere alla composizione con un riff che diviene pian piano predominante.

Kashmir-Kashmir è tra i migliori brani dell’album sotto ogni aspetto. Dal testo, estremamente ironico in cui si affronta il terrore europeo generalizzato nei confronti degli orientali come tanti possibili terroristi, all’arrangiamento in pieno stile ’80s quasi a la Chic, al mix, al mastering. Una vera e propria mina. Il groove di batteria e il giro di basso attraggono il corpo verso una immaginaria pista da ballo a scacchi multicolor come un magnete, i synth sono semplicemente perfetti e le chitarre funky scandiscono frustate che si integrano molto bene nel pattern ritmico.

Il primo singolo estratto dal disco è stato Poetica, nel mio cuore diretta concorrente con Kashmir-Kashmir come best track di Possibili Scenari, schizzata subito ai vertici delle classifiche italiane.

Poetica è un brano elegante, maestoso, romantico e malinconico. Con un tono struggente e disincantato, Cremonini ci rappresenta la fine di una storia appassionata. Una fine fatta di mancanze, di speranza che non sia finita, di verità personali fatte di solitudine e consapevolezza dei propri errori. Gli arrangiamenti orchestrali disegnano un vestito di classe per questa canzone mentre il pianoforte, strumento al quale l’autore bolognese sa dare un’impronta davvero personale, trasmette in poche note ed accordi un universo interiore di sentimenti. Il La minore di piano con cui inizia il primo verso è solo, non ci sono altri strumenti che suonano, gli viene lasciato tutto lo spazio per diffondersi ed arrivare nudo e crudo all’ascoltatore, portandosi dietro il suo colore scuro, cupo, quasi irreversibile.

Ph. Pierpaolo Ferrari

Il ritornello sovverte il mondo buio appena affrontato, cambiando una sola nota nell’accordo, passando ad un La maggiore supportato da tutti gli strumenti che ci apre una prospettiva di speranza mantenendo comunque una vena malinconica grazie al susseguirsi degli accordi. Nell’outro della canzone troviamo un paio di citazioni eccellenti con fiati ed archi che ricordano molto i Beatles di Magical Mystery Tour e con qualche secondo di sound sognante e risate che ricordano attimi di The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd. Uno degli aspetti che più mi ha sorpreso di Poetica è il ruolo della chitarra elettrica, alla quale viene lasciato spazio per un assolo.

Insomma, nel 2017, nel singolo di punta del disco, negli anni in cui l’elettronica ha pian piano invaso sempre di più ogni genere musicale a discapito degli strumenti acustici ed in particolare allo strumento a sei corde più famoso ed utilizzato, ritrovare un assolo distorto di chitarra elettrica è una notizia ed è qualcosa che può fare solo chi nel mondo discografico italiano può fare esattamente ciò che vuole, cioè Cesare Cremonini.

Nessuno vuole essere Robin è forse il brano che è stato più apprezzato dalla fanbase del cantautore, quello che ho visto rimbalzare molto spesso sui social network. Il che è un ironicamente un paradosso. In questa canzone infatti Cremonini scrive:“Ti sei accorta anche tu che siamo tutti più soli, tutti con il numero 10 sulla schiena, poi sbagliamo i rigori. Ti sei accorta anche tu che in questo mondo di eroi nessuno vuole essere Robin.”. Viviamo ormai in un periodo storico in cui si posta sui social qualunque impresa personale più o meno eccezionale, quasi nella speranza di sentirsi unici, eroici, dimenticando quello che diceva Lucio, cioè che “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”.

Ph. Pierpaolo Ferrari

Sembra che in Silent Hill Noel Gallagher sia irrotto improvvisamente in studio di registrazione, abbia pestato un po’ tutti, li abbia imbavagliati e rinchiusi in uno sgabuzzino. Dopo essersi sistemato la giacca, sembra che abbia preso una chitarra in mano e si sia posizionato al banco di regia dicendo a Cremonini: Ragazzo, sto pezzo lo facciamo a modo mio”. Per me deve essere andata esattamente così, altrimenti non si spiega il sound late-Oasis che caratterizza il pezzo.

Vogliamo scommettere poi che La Isla sarà il prossimo tormentone estivo? Il sound ci porta direttamente su una spiaggia caraibica a cantare al sole con un ukulele in mano e un coro di amici. Il risultato è un pezzo molto divertente e ballabile. È questo il brano del disco in cui si sente più forte l’impronta di Davide Petrella, quasi riesco a sostituire mentalmente la voce di Cremonini con quella del cantante napoletano.

Il 2017 della musica italiana è iniziato alla grande con A casa tutto bene di Brunori Sas e si chiude molto bene con Possibili Scenari. Nei periodi estremi dell’anno ritroviamo forse i due migliori album del panorama cantautoriale mainstream, il che ci fa riconciliare molto bene con il Natale.

In attesa del tour negli stadi che lo vedrà in giro per l’Italia nel 2018, Cesare Cremonini ci regala un grande album, da consumare.

Valutazione dell'autore

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
Carlo Maria Gallinoro

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