C’era una volta il Bari

 In Approfondimento, Sport

Sempre più arido di poesia, divorato dai fatturati milionari e schiacciato dalle immagini scintillanti dei suoi più acclamati divi, il calcio sembra aver smarrito quell’alone di magia che ha a lungo regalato meravigliose favole da raccontare.

Dai dribbling sbilenchi di Garrincha ai successi dei campioni odierni sembra passato un secolo, eppure, a volte, qualcosa cambia.

  • Rio de Janeiro, stadio Maracanà, 1950

Maracanazo. È così che ci si riferisce a quella magica finale dei campionati del mondo tra il Brasile, padrone di casa e unico vero favorito, e l’Uruguay, squadra che avrebbe dovuto limitarsi a partecipare ad una festa non sua. Ma, come tutti sanno, non andò così.

L’Uruguay vinse quella partita più che per i gol di Schiaffino e Ghiggia, per la lenta ed inesorabile passeggiata di Obdulio Varela verso il centrocampo dopo il gol del momentaneo vantaggio

varela

Obdulio Jacinto Muiños Varela

brasiliano. Raccolto il pallone dal fondo della rete guardò uno ad uno i duecentomila brasiliani presenti. Sfidandoli. Rallentando il loro divertimento, bloccando quella macchina perfetta che era il Brasile di allora.

Lo hanno visto tutti che io prendevo il pallone e piano piano me ne andavo in mezzo al campo per raffreddare gli animi. Quello che non sanno è che io andavo a chiedere un offside, perché il guadalinee aveva alzato la bandierina e poi la aveva abbassata, prima che loro segnassero il gol. Io lo sapevo che l’arbitro non avrebbe raccolto la protesta, ma era un’occasione per interrompere la partita e bisognava approfittarne. Sono andato da lui con calma, e per la prima volta ho guardato quella folla di gente che inneggiava al gol. Li ho guardati di brutto e li ho provocati. Ci ho messo molto ad arrivare in mezzo al campo, e quando ci sono arrivato avevano ormai fatto silenzio”.

Arrivato a centrocampo chiese addirittura un interprete per parlare con l’arbitro, dilatò lo spazio ed il tempo. Li fece imbestialire. Parlò per qualche minuto e un giocatore avversario gli sputò addosso, non raccogliendo nessuna reazione. Erano caduti nella sua trappola. Varela aveva messo in pausa la partita un attimo prima che la tempesta si scatenasse su lui e i suoi compagni. La partita finirà 1 a 2.
Riuscì a tornare a Montevideo il giorno dopo, con la coppa, passando inosservato tra la folla giunta all’aeroporto per festeggiare i campioni grazie ad un impermeabile e ad un cappello calato sugli occhi.
La federazione uruguagia lo ricompensò con dei soldi che gli bastarono per comprare una vecchia Ford del ’31 che gli fu rubata dopo una settimana.

  • Carpi, stadio S.Cabassi, 2014

treninoVarela, ala destra in forza al Bari, riceve palla sulla trequarti. Stoppa di destro, danza sul pallone fermo spalle alla porta. Si gira e con un preciso sinistro serve Romizzi che insacca in rete il secondo gol della partita. 1 a 2.
Il Bari, dopo mesi di rincorsa alla zona playoff è finalmente entrato tra le prime della classe, tra quelle squadre che si giocheranno la promozione in serie A con semifinali e finali.

Dopo la partita i giocatori tornano in città in treno, e sbarcando alla stazione trovano migliaia di persone in festa. Sarà il loro unico riconoscimento tangibile. I giocatori del Bari, così come quelli del magico Uruguay del ’50, non percepiscono lo stipendio da metà campionato.

Non c’è nessuno alla guida della società da quando Matarrese ha dichiarato fallimento.
La società, le sue strutture ed i giocatori sono finiti all’asta.
Paparesta, ex arbitro, si dice interessato all’acquisto ma non presenterà nessuna offerta ufficiale. Le prime due aste vanno dunque deserte.

Da quando il Bari si sta autogestendo, quello che sembrava essere l’ennesimo campionato in cui la squadra avrebbe dovuto lottare in bassa classifica si è trasformato in un miracolo. Vittoria dopo vittoria (sono nove nelle ultime dodici partite) ha scalato la classifica, e cosa ancora più importante, ha riportato entusiasmo tra i tifosi. Il San Nicola, cattedrale del calcio disegnata da Renzo Piano per i mondiali del ’90, ha ripreso a riempirsi, infrangendo il record di pubblico di categoria ogni volta che la squadra gioca in casa.

Siamo arrivati dunque alla terza asta, si presentano le prime offerte, timidamente alcuni imprenditori presentano le buste. Ma sarà Paparesta, l’uomo delle promesse non mantenute per tutto il corso della seconda parte di stagione, a rilevare la società per quattro milioni e ottocentomila euro. Dunque la favola di questa squadra, che spinta dall’amore di una città intera ha compiuto questo mezzo miracolo, si completa con l’acquisto della società da parte di un personaggio che nel calcio è cresciuto, e che figura anche in alcune delle sue pagine più scure, finendo tra le carte degli inquirenti nel processo a calciopoli.

Con il rinnovato entusiasmo nei confronti della propria squadra i tifosi stanno quindi spingendo il Bari verso la serie A, una squadra modesta che non percepisce stipendio potrebbe dunque arrivare nella massima serie creando un caso nuovo nel mondo del calcio. Un successo dovuto ai calciatori ed ai tifosi, e non ad acquisti strabilianti o a grandi investimenti. Una favola che avrebbe potuto coronarsi con l’acquisto della società da parte dei tifosi stessi con un azionariato popolare per lanciare un nuovo modello di calcio in Italia, sostenibile, diretto, della gente, e che invece ha di nuovo preso le pieghe della più classica macchietta italiana.

Bruno Liguori

Bruno Liguori

Nasco a Napoli nell'88, frequento la Sapienza di Roma ma mi laureo a Napoli in scienze della comunicazione. Ho vissuto in Australia per un po' ma sono tornato a casa dal mio cane Pollo.
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