Castle Rock, l’omaggio di J.J. Abrams a Stephen King

 In Serie Tv

Stephen King pubblicò il suo primo romanzo, Carrie, nel 1974. Il libro avrebbe venduto oltre un milione di copie l’anno seguente, fino ad arrivare nel 1976 al primo adattamento cinematografico di Brian De Palma, che ottenne due nomination agli Oscar. Un inizio niente male per il “Maestro dell’Horror”, che ha ottenuto un successo mondiale grazie alle sue opere, un successo che si è protratto per ben quattro decenni, dando vita a più di cento adattamenti per il piccolo ed il grande schermo. Questi adattamenti sono stati tutti dei titoli “standalone”, non ci sono mai state delle serie tv o dei film che avevano storie originali ambientate nel vastissimo universo dell’immaginazione di King…fino a Castle Rock, naturalmente, nuova miniserie targata Hulu, in onda dal 25 Luglio 2018. Dato che in passato le trasposizioni dei libri del “Maestro” sono state dei veri e propri flop che non riuscivano minimamente ad esprimere la complessità del mondo orrorifico di King, nasce subito nello spettatore il timore che anche Castle Rock sia un fuoco di paglia. E invece no. Esso si focalizza principalmente sulla narrazione, scegliendo di seguire le vicende di una piccola parte della comunità della città che da il titolo alla serie (una città presente in diversi capolavori di King), dove i riferimenti ai vari romanzi non sono imposti e non pregiudicano la storia, anzi, nascono in maniera spontanea e crescono di pari passo col processo organico narrativo.
Insomma, si tratta di una storia originale, ben scritta e abbastanza spaventosa. Castle Rock è una serie horror a tutti gli effetti che può competere tranquillamente con serie del calibro di Stranger Things, Channel Zero e perchè no anche con American Horror Story.  


La serie omaggia le opere di King senza fare un banalissimo copia e incolla, ma riuscendo a creare una storia nuova e indipendente che sembra proprio provenire dalle pagine di un romanzo dello stesso autore. I vecchi fan dello scrittore avranno quindi un doppio compito: quello di tracciare tutti i riferimenti ai personaggi e alle ambientazioni del maestro e quello di scoprire il mistero che si cela nel cuore di Castle Rock.  
Gli sceneggiatori Sam Shaw e Dustin Thomason hanno collaborato con il maestro in persona per la realizzazione della serie e soprattutto con J.J. Abrams (celeberrimo creatore di Lost), la cui peculiarità è sicuramente quella di creare storie misteriose, difficili da comprendere. Castle Rock segue un cast corale. C’è Terry O’Quinn (il John Locke di Lost), che interpreta il misterioso e conflittuale Dale Lacy al fianco di sua moglie, interpretata dalla fantastica Frances Conroy (American Horror Story). C’è Melanie Lynskey, che interpreta Molly l’ agente immobiliare con una dipendenza da sostanze, al fianco della sua impiegata Jackie (Jane Levy), il cui dark humor deriva dalla sua mancanza di consapevolezza sociale. E poi c’è il personaggio principale, Henry Deaver interpretato da André Holland, un uomo che è cresciuto a Castle Rock e ora si ritrova in città per via di una richiesta insolita di un ragazzo senza nome (Bill Skarsgard, famoso per aver interpretato il clown Pennywise nel remake di It, nel 2017) che viene temporaneamente incarcerato nel penitenziario di Shawshank (lo stesso carcere di Le ali della libertà, altro film tratto da un romanzo di King). Nel cast ricordiamo anche la presenza di Sissy Spacek, l’attrice che interpretò proprio Carrie nel film di De Palma del 1976.

Castle Rock, come molti dei capolavori di King, espone all’attenzione dello spettatore un mistero che si svolge all’interno di una città very, very creepy. Il punto cruciale (o almeno è quello che ho capito io, eh) all’interno di questa prima stagione (perchè a quanto pare è partita come una miniserie e poi l’hanno rinnovata subito) è rappresentata dalla scomparsa del giovane Henry Deaver nel 1991 e l’attuale apparizione del ragazzo sena nome nel 2018. Una storia molto semplice, quasi banale. Ma come accade in ogni storia del maestro, il vero significato si trova racchiuso all’interno di un enigma, descritto quasi come un segreto inconfessabile che si portano dietro tutti i personaggi coinvolti negli eventi bizzarri che popolano le strade della città.

Shaw, Thomason e J.J. Abrams riescono ad unire i concetti chiave della “narrazione kingiana”. Ogni personaggio ha la sua importanza, ha spazio a sufficienza per concentrarsi sull’introspezione, sull’allucinazione, altro elemento chiave presente nei racconti di King, e l’impatto visivo, si sa, è comunque più d’effetto rispetto a quello cartaceo.
Ci troviamo di fronte bambini dall’aspetto raccapricciante, adulti con comportamenti oltraggiosi e discutibili, personaggi con poteri mistici e abilità paranormali, ed infine, un male che alberga nel cuore della città ma che non esce mai allo scoperto (vedi It, appunto). Insomma, tutto ciò che fa riferimento ai primi romanzi di King.
L’esperienza di leggere uno dei racconti di King, che si tratti di un libro di 1000 pagine o di uno dei suoi racconti brevi, è incredibilmente unica per ogni persona, perché le storie del maestro riescono a imprigionarti nei luoghi oscuri della mente, cercando di convincerti che va tutto bene, che ogni storia raccontata è solo una finzione. Castle Rock, tuttavia, non ti permette di correre ai ripari; la sua storia avvincente, la sua colonna sonora (abbiamo brani come “24 Hours from Tulsa” di Gene Pitney e “Clap Hands” di Tom Waits) e il suo montaggio a dir poco superbo riescono a spaventare tutti, anche i più coraggiosi, prendendoli alla sprovvista.

Per gli amanti di King, ma soprattutto, per gli amanti del genere, Castle Rock è una serie da non perdere.
Pronti a tremare di paura?

 

shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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