Calata Capodichino, l’evoluzione del pennuto rosso di Labadessa

 In Fumetti

Ci sono delle cose nella vita che non t’aspetti, una di queste è Calata Capodichino, il terzo libro del fumettista napoletano (Mattia) Labadessa edito da Shockdom, presentato in anteprima al Napoli Comicon e disponibile in libreria e fumetteria dal 24 maggio.

Bene, chiuse le comunicazioni di servizio, passiamo a spiegare perchè Calata Capodichino è il libro che non ti aspetti, per farlo pensiamo alle prime vignette che ci vengono in mente se parliamo di Labadessa, tipo: “Che cazzo di film è Le follie dell’imperatore?” oppure il celeberrimo “Mo mi caco”.

Ecco, il pennuto rosso su sfondo giallo a cui Mattia ci aveva abituato era un personaggio leggero nella sua pesantezza, le domande sull’esistenza, i dubbi sulla vita e sul suo significato, il dolore della relazione con gli altri venivano troncati al loro acme da una battuta che ti faceva dimenticare l’angoscia dell’attimo prima. Un po’ come quando il pennuto dice all’amico: “Cacchio oggi ho proprio voglia di morire. E di un pizza.” e l’amico risponde: “Sì anch’io… chiamo due pizze?”.

Perciò quando ho ricevuto Calata Capodichino mi aspettavo qualcosa del genere, ero già pronta a soffocare le risate fragorose che mi sarebbero scappate in treno mentre lo leggevo. E invece no. Nella maniera più assoluta. O meglio, qualche vignetta “alla vecchia maniera” c’è, spezzoni di quell’ironia crudissima che lì per lì ti fa ridere e ti fa pensare “Che genio ‘sto Labadessa” ma c’è anche tanto altro, e questo altro stavolta è un cazzotto allo stomaco, distillato di paure, angosce, dolore.

Il racconto, che si snocciola nelle 144 pagine del volume, parte da un viaggio in taxi che l’uccello fa per arrivare all’aeroporto di Capodichino dove, come spiega lui stesso, ogni tanto si reca per guardare gli aerei e le persone partire e tornare e per riflettere un po’. Co-protagonista della storia è uno strano e poco riservato tassista, che per ingannare l’attesa nel traffico inizia a raccontargli aneddoti e a fargli domande sulla sua vita.

A inframezzare il dialogo (che più va avanti e più diventa surreale) ci sono le riflessioni e i ricordi del protagonista che si interroga su relazioni passate, amicizie perse e tempo sprecato.

I temi sono insomma quelli già noti ai lettori abituali di Labadessa, quello che cambia è però il modo in cui vengono affrontati stavolta, lontano dalla risata, seppur sempre amara, delle strisce del passato, il fumettista si lascia andare alla malinconia e al dolore creando attimi di struggente poeticità.

Una su tutte – per me che in fondo ho un cuore tenero – la serie di vignette sulla malinconia che si prova verso un amore finito, in cui l’autore descrive quel crogiolarsi nei “se” e nei “ma”, nei “Forse era quella giusta, forse la amo ancora” per poi autorispondersi che no, non la ama ancora, ama quello che c’era, la dolcezza dei ricordi, il guardare qualcuno e volergli dare tutto, ma non ama più quella persona che si è persa negli altri mille volti dopo di lei.

Il cambiamento contenutistico trova in Calata Capodichino, la sua perfetta controparte in un cambiamento grafico, rimodulando la sua classica triade cromatica giallo, rosso e nero, Labadessa rende – laddove la storia lo richiede – più evanescente il suo tratto, gioca con le sfumature e con i contrasti restituendo al lettore un senso di spaesamento e di angoscia.

C’è stata una vignetta in particolare a pagina piena che mi ha fatto letteralmente provare le vertigini, un baratro che si apriva e che sembrava pronto a risucchiare tutto.

Come accennavo prima però Calata Capodichino è anche questo, restano i discorsi esilaranti, le trovate divertenti, le battute spiazzanti e lo humour nero (e giallo) che ha reso Labadessa il fenomeno social e super ricondiviso che tutti conosciamo.

Il mio parere, insomma, è che questo libro è il frutto di un bisogno fisiologico dell’autore di esprimersi, di andare a fondo in quei temi che erano stati finora accennati, glissati e sorvolati perchè troppo pesanti da affrontare. Quale sarà la sua evoluzione in futuro e in quale direzione lo porterà non si può ancora dire, ma per ora sembra che Labadessa abbia imboccato la giusta strada.

 

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Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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