Brunori Srl: diario della serata di Napoli

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Il 20 luglio ero stanco e stressato, reduce da un periodo molto pesante. Ho però deciso di accettare un invito a scatola chiusa e la sera, alle 21.20, mi sono ritrovato al Castel Sant’Elmo di Napoli in fila ad un botteghino per comprare un biglietto dello spettacolo di Dario Brunori. Sarò franco e dirò che l’artista in questione non mi aveva mai convinto, anzi. Però si sa che ascoltare e vedere dal vivo un artista è ben altra storia e quindi eccomi in cerca di un posto a sedere nel piazzale del castello, armato di molta curiosità e di un volantino nella mano. L’opuscolo nel suo frontespizio recita: “PICCICA EDIZIONI MUSICALI E INCISIONI FONOGRAFICHE presenta BRUNORI SRL, opera in sei atti osceni di DARIO BRUNORI”.

Da uomo superficiale e disattento quale _DSC0117 copiasono, pensavo fosse un programma per le successive manifestazioni che avrebbero avuto luogo al castello; e già penso: “1-0 per Dario”. Il passivo delle reti a fine serata sarà pesante e condito da una mia standing ovation. Ma andiamo con calma.
La Brunori da una Sas è divenuta una Srl, si iniziano a fare le cose in grande. Non avevo idea dello spettacolo a cui stavo per assistere, una vera e propria operetta in cui a sei monologhi si alternano cinque intermezzi musicali, ognuno di 3 pezzi ad eccezione dell’ultimo, in cui ne verranno suonati solo due.
Dario Brunori è bravo, proprio bravo. Sul palco mette in scena il suo estro con naturalezza, parla di sè stesso e della società di oggi.
Come un equilibrista esperto ondeggia sul filo della tensione, inclinandosi dapprima da una parte con ironia a volte sottile a volte evidente, tornando poi in equilibrio nei momenti di passaggio e facendo finta, infine, di traballare dall’altra parte, affrontando tematiche più intime e personali come il rapporto con i genitori, la morte del padre e la sua mancanza.
Dario Brunori è bravo perché forse non mi è mai capitato di vedere tanta gente ridere e scherzare attorno a me in un momento, quando l’artista calabrese con leggerezza racconta della sua difficoltà a dormire e delle bestemmie del padre che gli conciliano il sonno e il momento successivo essere muta e immobile, quando racconta invece della scomparsa del padre e di lui che era lontano da casa. Un colpo di reni di qua, un altro di maxresdefaultytflà, l’equilibrista mantiene la posizione e poi va avanti.
La Brunori è diventata un Srl, è questo è un avvertimento. Un avvertimento a non diventare anche noi una Società a Responsabilità Limitata. Nel momento in cui idolatriamo i “Vips” con vagonate di “mi piace” su Facebook, cuoricini su Instagram e “favourite” su Twitter, potrebbe esserci la tendenza a sentirci inferiori. Se non siamo qualcuno, non siamo nessuno e non contiamo niente. E se non contiamo niente, non possiamo fare niente. E quando conta solo la gente che conta, la nostra diventa solo una responsabilità limitata.
In Brunori rivedo alcuni personaggi mescolati tra loro a formare però qualcosa di originale, almeno per quanto concerne i tempi attuali. A volte Gaber, a volte Grillo, ma in fondo è sempre e solo sé stesso.
Oltre ai monologhi però, c’è una consistente parte musicale, accompagnata da una piccola orchestra di 6 elementi. I brani si ricollegano spesso alle tematiche trattate negli atti e presentano nuovi e davvero godibili arrangiamenti, in cui il piano o la chitarra di Brunori sono accompagnati da tastiere, fiati, archi e percussioni acustiche ed elettroniche. Ed è davvero notevole la differenza nell’ascolto dei pezzi tra la versione live e quella del disco e non è solo legata alle sonorità diverse con i quali sono stati messi in scena, ma anche al cantato e molto probabilmente al coinvolgimento emotivo che il calabrese sa dare. 3123458_orig
La chiusura di spettacolo è una festa, con il pubblico che abbandona (finalmente) i posti a sedere riversandosi ai piedi del palco per liberare il corpo a canzoni decisamente ballabili come Mambo Reazionario, non riuscendo però a resistere alla tentazione di congiungere le braccia ad arco sopra la propria testa a sorreggere lo smartphone per i video di rito, ignorando l’invito di Brunori ad utilizzare il sofisticato impianto di ripresa immagini in HD che abbiamo in dotazione: gli occhi.
Il 21 luglio, dopo aver assistito a due ore e mezza di concerto, ero ancora stanco, ma sicuramente un po’ più felice.

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro

Carlo Maria Gallinoro è nato a Napoli nel 1990. Dai 13 la musica diventa il suo secondo sangue, dai 20 la medicina diventa il suo percorso. Suona chitarra e pianoforte. Fotografa spesso la sua città. Capace di perdersi in un bicchier d'acqua, e di affrontare oceani aperti senza paura.
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