Lo ammetto, il mio più grande guilty pleasure sono le boy band, è più forte di me, non riesco a resistere, immaginate quindi me di fronte a una boyband che fa hip-hop… potrei scadere nel volgare quindi mi fermo qui.

I BROCKHAMPTON sono un collettivo di rapper, fotografi, producer e visual artist nato per caso da un’idea di Kevin Abstract., rapper texano, sul forum dei fan di Kanye West, nonché una delle cose più interessanti capitate sulla scena musicale negli ultimi anni.

Il gruppo con sede a Los Angeles ama definirsi “la prima boy band di internet“, e non hanno tutti i torti. Facciamo musica pop. Cos’è la musica pop in questo momento? È Hip-Hop“, dichiarazione che incarna un insieme di contraddizioni impossibile da pensare qualche anno fa, come ad esempio rifiutare contratti con le major e voler essere comunque delle super(web)star che in un anno hanno pubblicato 11 video diventati virali. Probabilmente questa loro scelta ben precisa renderà il progetto, già interessante di per sé, uno dei nomi di punta della scena musicale dei prossimi anni.

la copertina del disco

Finora solo nella secondà metà del 2017 i BROCKHAMPTON hanno pubblicato tre album, una vera e propria trilogia, Saturation con il quale hanno debuttato a giugno, Saturation II ad agosto, e Saturation III uscito a dicembre. 

La produzione spazia tra canzoni politicamente impegnate e brani quasi adolescenziali e un po’ stucchevoli, quasi alla One Direction, ma come detto prima l’epiteto “boy band” loro lo portano con orgoglio, lo dicono apertamente anche nella prima traccia di Saturation III, “BOOGIE”, anche se non ha mai veramente significato “un gruppo musicale fatto di ragazzi”, né è stato mai un gran complimento e riproporlo per un gruppo di rapper potrebbe far storcere il naso agli esperti musicali dell’ultima ora.

Ok, le boy band sono sempre state viste come ragazzi di bell’aspetto, che ballano e cantano in playback ma è lo stesso Abstract a insistere, i BROCKHAMPTON sono una boy band, nonostante possa cozzare con il nostro immaginario di un gruppo per ragazzine dodicenni in piena crisi ormonale (se si pensa che nemmeno loro hanno una strumentazione dal vivo, come tutte queste band, il paragone inizia a non essere una cosa così assurda).

Il primo disco è stato accolto con clamore dalla critica, così come il secondo. Il terzo album dell’anno, Saturation III, è ancora più elaborato, anche se alcune tracce a volte mancano di continuità, risultando però più omogeneo rispetto ai lavori precedenti, che erano un vero e proprio miscuglio di generi senza un legame ben preciso.

I brani conservano la stessa energia ma la produzione è davvero molto più curata. Hanno sgrezzato la composizione, rendendola più accattivante e molto più vicina al genere di musica che avevano immaginato, un bizzarro rap con richiami ai tormentoni del web, in una chiave tutta visual.

È un disco davvero incredibile, che si apre con l’inaspettatissimo funky di “BOOGIE”, un grido di battaglia, per poi passare al groove di “ZIPPER”, il viaggio inizia davvero nel migliore dei modi, non male per dei ragazzi poco più che ventenni.

Se prima, le loro canzoni erano tendenzialmente incomplete, ora, le cose sono cambiate, hanno testi ben precisi, la scrittura è anche più focalizzata, e lo si può notare in “STAINS” e in “STUPID”, nonostante conservi ancora un po’ i versi astratti dei lavori precedenti, come in “SISTER / NATION”. È chiaro che il fattore dominante di tutto, del disco, del collettivo, è la contraddizione, sono pop star, dove pop è inteso come popolare e questo grazie a Internet che ha creato un campo di gioco in cui i fan di Tupac possono adorare One Direction e Backstreet Boys per davvero, senza ironia. Persino la loro insistenza nell’essere etichettati come “boy band” è un tentativo di rivedere queste linee e reclamare zone una volta riservate quasi esclusivamente alle teenager ridisegnandole come nere, queer, o rap. 

Altra parola d’ordine è unità, e lo si può ben notare in “LIQUID” che ci fa vedere quanto i membri del collettivo siano intrecciati più strettamente e interagiscano l’uno con l’altro invece di stare semplicemente spalla a spalla su una canzone, come invece avveniva negli altri dischi.

La prima boy band non per adolescenti sembra davvero destinata a lasciare il segno, se il livello di crescita in soli sei mesi è questo, non oso pensare a cosa potranno fare nei prossimi anni.

Recuperate la trilogia, non ve ne pentirete, i ragazzi non si sono dati alla trap come la maggior parte dei nuovi fenomeni musicali, si rifanno all’hip-hop più classico ma pieno di riferimenti presi dalla rete che hanno contribuito a dare loro un’immagine molto accattivante e ben studiata, e aggiungendo che il disco in 46 minuti non perde smalto e che scrivono tracce che restano subito ben impresse nelle orecchie, direi che l’investimento in tempo è a buon rendere.

Fatevi questo regalo.

Valutazione dell'autore
Marinella Marinelli

Marinella Marinelli

Estremamente ostinata e sospettosa, amante degli anni '80 e dei minipony, medaglia d'oro nella maratona di serie tv. David Bowie unico Dio.
Marinella Marinelli

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