Brasile 2014, scommesse mondiali

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Ogni quattro lunghissimi anni, da metà giugno a metà luglio, il mondo intero si ferma. Non importa dove e a che ora, ma ci si ferma, si tira fuori la maglietta portafortuna, la bandiera, alcuni anche il cappellino e ci si piazza con gli amici davanti alla TV, nel pub storico o sul divano fortunato della casa fortunata. Ogni quattro anni essendo un popolo di primi ministri e di allenatori di calcio, ognuno di noi ha la certezza di chi sarà il migliore, di chi vincerà e di chi seguire con simpatia. Ad un mese dal Mondiale in Brasile sono tre le squadre che hanno la mia simpatia.

COLOMBIA
La consacrazione

colombia

Giovedì 23 Giugno 1994, New York.

La squadra colombiana si presenta al mondiale americano piena di speranze: Valderrama e Asprilla sono i due fari assoluti. Il calcio sarebbe potuto essere una fonte di riscatto per una nazione dilaniata dalle lotte dei cartelli della droga. La fase a gruppi però non procede come previsto, sconfitti dalla Romania i colombiani si giocano tutto con i padroni di casa. Partono fortissimo, ma la palla non ne vuole sapere di entrare, la porta sembra stregata. Quando al trentaduesimo minuto un contropiede degli Stati Uniti termina con un innocuo cross rasoterra, Andres Escobar cerca di deviarlo in scivolata ma disgraziatamente insacca la palla nella propria porta.

È l’inizio del dramma. Escobar rimane a terra per diversi minuti. Il nipotino di Andres esclama di fronte alla tv: «Mamma lo ammazzeranno ora vero?». Per la Colombia è uno shock, la paura di perdere e di tornare a casa paralizza gambe e mente di ogni giocatore colombiano.

2-1 per gli USA e Colombia eliminata.

escobar autogol

Andres Escobar insacca nella propria porta ai mondiali del ’94.

La vita non finisce qui, dobbiamo andare avanti. La vita non può finire qui, dobbiamo rialzarci. Abbiamo due opzioni: lasciare che la rabbia ci paralizzi e che la violenza continui, oppure cercare di fare il nostro meglio per aiutare gli altri. È una nostra scelta, è stata comunque una grande esperienza. Ci rivedremo presto perché la vita non finisce qui”.

È proprio Andres Escobar a scrivere queste parole su un giornale locale di Bogotà pochi giorni dopo la dolorosa sconfitta. 

Si sbagliava. La sua vita finirà il 2 Luglio in un parcheggio di un night club di Medellin, freddato da sei colpi di pistola. Ucciso per un autogol, ucciso dal suo Paese.

A Giugno la Colombia si presenterà in Brasile con probabilmente la squadra più forte della sua storia, guidata da molti “italiani” (Zapata, Guarin, Zuniga, Cuadrado e Muriel), giovani interessanti e soprattuto dal Tigre Radamel Falcao.
Deve dimostrare di essere finalmente una vera squadra e una vera nazione, per la memoria di Andres.

BRASILE
La vendetta del Maracanazocbf_brasil

Rio de Janeiro, 16 Luglio 1950.

Era il mondiale brasiliano, il Cristo Redentore a fare da testimone per quello che doveva essere un trionfo annunciato dei padroni di casa.
Fu Invece il Maracanazo, il disastro del Maracanà.
Le cronache dicono che i suicidi (probabilmente per scommesse) raggiunsero picchi impensabili nei giorni successive alla sconfitta, e che un clima generale di depressione aveva colpito l’intero paese.
Sconfitti per 2-1 dagli uruguaiani, i brasiliani persero la possibilità di alzare in casa il trofeo più prestigioso.
64 anni dopo, o se preferite 16 Mondiali dopo, il Brasile ci riprova. La voglia di vedere il Maracanà in festa è tanta, ed è ancora viva la memoria di quel 16 Luglio.
È tanta anche la paura di assistere ad un altro Maracanazo, magari a favore di avversarie storiche come Argentina o Uruguay, ed è alta la pressione che verte sui 23 convocati di Felipao, già campione del mondo nel 2002.
Un girone abbastanza agibile (Croazia, Messico e Camerun) e la spinta del calore del pubblico casalingo ci consentono di affermare che possa arrivare almeno tra le giornale brasileprime quattro.
Sembra scritto che la stellina della competizione debba essere un 21 enne con la cresta gialla, fresco di esordio europeo con il Barcellona, ma attenzione anche ad una difesa tra le più forti della competizione, guidata da un grande Thiago Silva e da un mai domo Julio Cesar.

COSTA d’AVORIO
La speranza del continente nero

Non è mai accaduto. Una nazionale africana tra le prime quattro del mondo. Accadrà, bisogna solo capire quando, ogni mondiale sembra essere quello giusto. Dal Camerun di Italia ’90 al Ghana in Sud Africa, il destino ha saputo essere spesso beffardo.

Napoli, 1 Luglio 1990: si giocano i quarti di finale.
Un sorprendente Camerun affronta l’Inghilterra. Gli inglesi si portano subito in vantaggio, ma quando entra Roger Milla, indomito leone 38enne, la partita si trasforma: rigore procurato e assist: 2-1 per i camerunensi. A 9 minuti dalla fine arriva però il pareggio di Lineker su rigore. La vittoria inglese si materializza nei tempi supplementari grazie ad un altro rigore dubbio. I Leoni immeritatamente a casa.

Johannesburg, 2 Luglio 2010.
Ghana-Uruguay sono sul punteggio di 1-1. Tutto fa presagire i tempi supplementari, ma sul finire del tempo di recupero il Ghana batte una punizione, palla in mischia Suarez riesce a respingere prima di piede e poi di mano sulla linea di porta: cartellino rosso e rigore per gli africani. Sul dischetto Asamoah Gyan spara sulla traversa. Ai rigori l’Uruguay trionferà grazie all’umiliante cucchiaio del “Loco” Abreu.costa d'avorio

Ad ogni edizione gli africani portano gioia e colore, felicità e divertimento, ma sembra finalmente essere arrivato il momento per una consacrazione anche sportiva oltre che folkloristica per le squadre del continente nero.
Dovendo scommettere su una di queste nazionali, i miei favori non vanno al Ghana (che affronta un girone molto complicato) ma piuttosto alla Costa d’Avorio.
L’immortale Didier Drogba è al suo ultimo mondiale e lì davanti sa sempre come fare male in partite importanti. Insieme a Gervinho, rivitalizzato da Garcia a Roma, ed a Yaya Tourè, reduce da una stagione che lo ha confermato tra i migliori al mondo nel suo ruolo. La Costa d’Avorio saprà come far preoccupare le difese dei suoi avversari, sperando di fare un miracolo e portare meritatamente un po’ di Africa in cima al mondo.

Mario Villani

Mario Villani

Nato a Bari nell'ormai lontano 1989. Dopo 5 anni a Milano abbandona il grigiore padano per cercare qualcosa nel Sud Est del mondo. Oggi in Indonesia, scrittore per caso (o per sbaglio).
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