Brandon Flowers – The Desired Effect – Recensione

 In Musica

Quando Brandon Flowers, carismatico frontman dei Killers ha annunciato la lavorazione ad un nuovo album solista, non ho saputo davvero cosa pensare. Di certo non nascondo di aver provato un po’ di scetticismo, sia perché ancora non sono riuscita a dimenticare il catastrofico Flamingo (suo primo lavoro solista) e sia perché le dichiarazioni rilasciate sul fatto che ogni canzone di The Desired Effect fosse un potenziale singolo mi sembravano un tantino esagerate.

Brandon e i Killers

Brandon e i Killers

Purtroppo il cantante non è nuovo a simili dichiarazioni. Vi ricordate quando nel 2006 ha annunciato che Sam’s Town  sarebbe stato “uno dei migliori album negli ultimi venti anni” e che avrebbe “mantenuto il rock ‘n’roll a galla“? Già…

Tornando a prima, giusto per capirci, se l’album di debutto Hot Fuss che conteneva esattamente quattro singoli ha venduto più di sette milioni di copie, allora, un album che ne ha addirittura dieci (potenziali) rende le cose davvero intriganti, perché se è davvero così, non dovremmo trovarci davanti a un completo disastro, anzi.

Probabilmente non saranno dieci tracce innovative, ma la possibilità che tutte possano essere divertenti e orecchiabili (come erano quelle del primo album della band) lo rende davvero un valido motivo per ascoltare il disco e farci una recensione su.

Quando ho sentito il primo singoloDreams Come True, così ammiccante e contagioso, ho iniziato a dare credito alle sue affermazioni e le mie aspettative catastrofiche hanno cominciato a smontarsi rapidamente (bye-bye Flamingo). Tuttavia, ho dovuto imparare la lezione da subito, perché, se c’è una cosa che Brandon Flowers ama più che creare album rock sfarzosi, è esagerare.

La copertina dell'album

La copertina dell’album

In The Desired Effect c’è di tutto, dai singoli electropop come Can’t Deny My Love (con Danielle Haim) o la sognante e la spudoratamente anni ‘80 Lonely Town (80’s anche nel video), a pezzi malinconici (forse non del tutto riusciti) come Never Get You Right e The Way It Always Was, tocco Beatles per ballads sincere che fanno perdere il marchio di album scanzonato.

Ci sono poi brani come Digging Up The Heart o Untangled Love che non sono per niente male ma che sicuramente richiedono una mentalità spensierata per poter essere apprezzati al meglio. Così come per Still Want You, in cui Flowers conferma il suo amore per gli anni ’80 in tutte le sue sfumature che qui passano addirittura per l’ R’n’B. Non mancano, poi, pezzi più intimi come Between Me And You, in cui a farla da padrone sono le chitarre spagnoleggianti e i pianoforti delicati.

È un disco un po’ incoerente, probabilmente derivato in parte dalla tendenza di Flowers a valorizzare la produzione più che la composizione, aiutato in questo campo da Ariel Rechtshaid, già produttore, tra l’altro, di Charlie XCX e in parte dal peso dato alle collaborazioni più sulla carta (Neil Tennant, Angel Deradoorian, Danielle Haim, etc.) che nel disco stesso. L’album sembra raggiungere il clou con I Can Change, canzone costruita intorno al ritornello evocativo di un classico dei Bronski Beat, Small Town Boy, con percussioni tonanti  e sinth vivaci, contemporaneamente in lizza per fare da protagonisti. Ma, come per i lavori precedenti Day & AgeFlamingo, e Battle Born, siamo di nuovo davanti a un disco tutto sfarzo e poco rock.

Flowers può fare tutti gli annunci interessanti che vuole, ma in linea di massima deve ritenersi fortunato se almeno quattro di queste canzoni riusciranno ad avere successo a livello globale. Ok, ci sono dei punti luminosi, ma non si può di certo dire che tutte e dieci le tracce siano dei capolavori. Certamente, però, grazie ai backbeats elettronici che conferiscono una forte dose di potenziale per il dancefloor, potrebbe avere un discreto successo, ma sempre in un contesto specializzato. I singoli rilasciati fino a ora sono abbastanza forti da trascinare l’album e l’atmosfera di ritorno al passato che permea il disco è un tocco piacevole, ma dal punto di vista artistico e sperimentale è ancora abbastanza incompleto.

Un po’ deludente da parte di un artista che ha fatto molto meglio ma anche molto peggio (comunque, non è un album da buttare).

Marinella

Marinella

Un nome singolare ma cognome plurale. Estremamente ostinata e sospettosa, amante degli anni '90 e dei minipony, medaglia d'oro nella maratona di serie tv. David Bowie unico Dio.
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