BRAC e Bill Gates Foundation, due esempi di filantrocapitalismo

 In Approfondimento, Attualità

Eccallà, nemmeno il tempo di arrivare in Inghilterra che il nostro direttore editoriale mi scarica sulla scrivania (immaginaria) una valangata di roba da tradurre e studiare per parlare delle “social entreprises”.
Le imprese sociali, questo il loro equivalente italiano, sono le cooperative e le società che hanno come oggetto la produzione di beni e servizi dirette alla comunità. Le aziende che prendiamo in esame sono molto note ma piuttosto particolari, perché offrono i loro servizi a comunità disagiate e paesi in via di sviluppo. Sono, in altre parole, aziende di filantropi.
La stessa definizione di filantrocapitalismo sembra un ossimoro impossibile, perché si tratta di ricavare profitti come da qualsiasi altra attività, ma facendo del bene (“promuovendo la felicità e il benessere degli altri”, secondo il fido signor Treccani). È una questione un po’ spinosa, tocchiamo i punti essenziali.

Era stato l’«Economist» a parlare di filantrocapitalismo quasi dieci anni fa; il processo di guadagno e investimento nel sociale non è affatto nuovo (persino Google ha una branca filantropa, Google.org, attiva dal 2005). Negli anni le imprese dei benefattori hanno cercato di definirsi, proprio come qualsiasi settore economico-produttivo, dandosi tre obiettivi: qualcosa in cui investire, infrastrutture e mercato azionario, e la consapevolezza da parte dei fondatori di essere prima di tutto investitori.
Farò una breve panoramica di due aziende diverse per storia e posizione geografica, ma accomunate dalla loro “natura no-profit” (che come abbiamo detto è di per sé impossibile, ma per carità, fanno un sacco di bene). La prima è BRAC, la più grande organizzazione non governativa (NGO) al mondo, attiva dal 1972, e la Bill e Melissa Gates Foundation, la più grande fondazione privata al mondo, fondata nel 2000 dal fondatore di Microsoft e consorte.

BRAC, dalla ristrutturazione del Bangladesh all’America
Sir Fazle Asan Abed, fondatore di BRAC

Sir Fazle Asan Abed, fondatore di BRAC

La BRAC, Bangladesh Rehabilitation Assistance Committee, nasce un anno dopo la guerra di liberazione del Bangladesh, scoppiata nel 1971. L’attuale stato bengalese dichiarò la sua indipendenza dal Pakistan grazie all’aiuto dell’India (non fu facile, i Pakistani si resero autori di un vero e proprio genocidio). Finita la guerra, sir Fazlé Hasan Abed diede vita al comitato di risanamento e assistenza del Bangladesh nel distratto di Sunamganj. Da allora BRAC è presente in tutti i 64 distretti del paese, in Asia, Gran Bretagna e America (dove viene raccolta buona parte dei fondi reinvestiti negli altri paesi, senza dimenticare il programma di istruzione e di sviluppo d’impresa attivi dal Canada in giù). Nei primi nove mesi furono ricostruite 14mila abitazioni e tantissime barche per permettere ai pescatori di riprendere la loro attività; furono aperti ospedali e garantiti i servizi sanitari di base. Alla fine del 1972 la BRAC si qualificò come il motore dello sviluppo a lungo termine del Bangladesh, nonché come il principale aiuto di donne e bambini disagiati. I passi successivi furono fornire un microcredito per la ripresa di una normale economia e da lì istruzione per grandi e piccoli, salute, garanzia di risorse idriche e cibo.

Oggi la BRAC opera in 11 paesi e dà lavoro a oltre 100mila persone, include 16 imprese sociali, ha una banca e un’università. Asif Saleh, Direttore dello sviluppo e della comunicazione della società, ha spiegato a Socialstory.com che l’obiettivo principale di BRAC è migliorare la vita delle persone povere. Nato in Bagladesh, laureatosi in America e dopo aver lavorato in Inghilterra per Goldman&Sachs, Asif è tornato nel suo paese per dargli una struttura migliore. I fondi BRAC provengono per la maggior parte dal Regno Unito e

La sede BRAC in Uganda

La sede BRAC in Uganda

dagli investimenti delle aziende di proprietà dell’NGO e sono utilizzati per rilanciare l’economia dei paesi in via di sviluppo, dare loro la possibilità di entrare nel mercato degli investimenti e avere accesso a prezzi competitivi sfruttando le loro capacità. Le imprese sociali più importanti della BRAC sono infatti la rete di punti vendita di prodotti artigianali fabbricati nelle aree rurali e quella destinata alla distribuzione del latte prodotto dagli allevatori, che da soli sarebbero incapaci di permettersi i costi degli investimenti. La spiegazione per definire l’operato della BRAC, secondo Saleh, è “la capacità di realizzare il potenziale delle persone dando loro accesso a risorse altrimenti irraggiungibili”. La sua convinzione principale è che la povertà avanzi insieme alle generazioni e l’unica possibilità di sconfiggerla sia l’istruzione.

Gates Foundation, per l’America e oltre
Coppia Gates nel 2009

Coppia Gates nel 2009

Quindici anni fa i coniugi Gates hanno messo su la più grande fondazione privata al mondo, la prima per la qualità della sua politica di trasparenza. La sua storia comincia nel 1997 come William H. Gates Foundation, interessata al miglioramento della salute globale, e continua nel 2000 attraverso la fusione con la Gates Learning Foundation, che aveva come scopo quello di mettere in rete le biblioteche pubbliche. Oggi è guidata da William H. Gates Sr (padre di Bill Gates) e da Susan Desmond-Hellmann (ex Preside dell’università della California); con un patrimonio di 28 miliardi di dollari è attiva nella ricerca medica, nella lotta all’AIDS e alla malaria, nel miglioramento delle condizioni di vita nel terzo mondo e nell’istruzione. Assurgono ovviamente al ruolo di co-chair anche Bill Gates e sua moglie Melinda French. L’ultimo indispensabile componente della squadra è il benefattore Warren Buffet, che nel 2006 permise il decollo della fondazione con una donazione del valore di 1.5 miliardi di dollari, in seguito a cadenza annuale e di importo variabile. All’epoca Buffet era stimato l’uomo più ricco del mondo (e l’anno scorso ha fatto la più grossa donazione del 2014, affidando ai Gates 2.1 miliardi di dollari).

I principali obiettivi di Bill e Melinda a livello globale erano migliorare la qualità del sistema sanitario e ridurre la povertà estrema e la fame supportando i piccoli agricoltori; per quanto riguarda l’America, ampliare l’accesso all’istruzione e alle nuove tecnologie e ridurre le disuguaglianze sociali. Il contributo di Buffet diede una scossa ai progetti Gates, che poterono godere di un respiro più ampio. Le condizioni della donazione sono tre: Bill o Melinda vivi e a capo dell’organizzazione; mantenere la qualifica di impresa di beneficenza; donare ogni anno una somma uguale a quella ricevuta dalla Berkshire, la società di Buffet, più il 5% dei nuovi guadagni.

La sede della Gates Foundation a Seattle

La sede della Gates Foundation a Seattle

Certo, investe in Shell, Coca-Cola e McDonald’s, ma dall’altra parte la fondazione di Bill Gates sta aiutando la BRAC a sviluppare una rete di servizi finanziari in paesi poveri quali Bangladesh, Pakistan, l’India in ascesa, Indonesia, Kenya, Uganda e Tanzania. La soluzione, in paesi in cui la rete bancaria è assente, è il trasferimento di denaro per via virtuale, reso possibile dal passaggio di soldi tramite cellulare a costi molto ridotti e in maniera facilitata. Oltre al semplice trasferimento, sono possibili micro-prestiti, micro-risparmi e micro-assicurazioni, proprio come nei sistemi dei paesi occidentali.

I numeri dei suoi risultati sono impressionanti: 10 miliardi di dollari devoluti nel 2005 per sovvenzionare un piano decennale di ricerca, miglioramento e distribuzione di vaccini nei Paesi in via di sviluppo, dato che i vaccini hanno avuto un ruolo essenziale nel ridurre del 99% l’incidenza della polio (dal 1988 a oggi) e nel diminuire del 78% la mortalità da morbillo (tra il 2000 e il 2008). Si stima che negli ultimi 30 anni, le cosiddette “vaccinazioni di routine” (contro difterite, tetano, pertosse, polio, morbillo e tubercolosi) abbiano prevenuto ogni anno nel mondo circa 2 milioni e mezzo di decessi in età infantile. Il 2008 è stato un anno record, con 106 milioni di bambini nel mondo che hanno conseguito l’immunizzazione verso queste infezioni. Ancora, donne e ragazze al centro dello sviluppo. La sfida è quella della responsabilizzazione delle più vulnerabili così da migliorare le loro condizioni di salute e lo sviluppo delle comunità di appartenenza. È poi attivo un sistema di finanziamento se avete buone idee: contributi esplorativi per progetti della durata di due anni possono arrivare fino a 500 mila dollari. Infine, sono disponibili donazioni per attività da svolgere nei paesi a basso e medio reddito a patto che siano sviluppate da partnership tra diversi paesi. La Fondazione incoraggia le candidature provenienti da organizzazioni guidate da donne.

La fotografa Alexia Sinclair per "The art of saving a life"

La fotografa Alexia Sinclair per “The art of saving a life”

La Gates Fundation trova anche modi creativi di raccogliere denaro: per promuovere le vaccinazioni e contemporaneamente raccogliere fondi per acquistare dosi di vaccini per i paesi in via di sviluppo si ricorre infatti all’arte. Lanciato sul web dall’hashtag #VaccinesWork, il progetto “the art of saving a life” ha a disposizione un ‘team’ composto da fotografi come Annie Leibovitz, Sebastião Salgado e Mary Ellen Mark, lo scrittore Chimamanda Ngozi Adichie e il regista del documentario “La marcia dei pinguini” Luc Jacquet.
E poi sì, i due Gates sono abbastanza fortunati con i benefattori: il 2 luglio il miliardario nonché principe saudita Alwaleed Bin Talal ha annunciato di essere pronto a donare il suo patrimonio personale di 32 miliardi di dollari (quasi 29 miliardi di euro) in beneficenza. Ad annunciarlo è stato lo stesso principe, nipote 60enne di re Salman, anche lui tra le persone più ricche del mondo, affermando di essere stato ispirato dalla Fondazione.

E niente, magari le start up di magliette sembrano un progetto più fattibile rispetto alla mastodonticità (parola non esistente in italiano) di questi, ma non si sa mai, magari vi riesce bene.

Iolanda Sequino

Iolanda Sequino

Sono nata lo stesso giorno di Montale, però a Villaricca, provincia di Napoli, e nel 1990. Mi sono laureata in Lettere moderne alla Federico II. Il mio regno per gatti, feste a tema e giochi di parole. Studio come parlano le persone, mi piace un sacco.
Post suggeriti

Leave a Comment

Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca