Born to Lose di Nicoz Balboa – Recensione

 In Fumetti

di Alessandra Farro

Ci sono storie di draghi e stregoni, favole di incantesimi o di avventure al limite del reale, storie per accompagnare il sonno altre per tenerti sveglio fino a notte fonda. Il graphic novel di Nicoz Balboa è tutto questo e molto altro ancora. Balboa, nata a Roma, ma trapiantata in Francia dal 2001, è una pittrice, illustratrice, tatuatrice, fumettista che ha cominciato la sua carriera raccontando, attraverso i fumetti, la sua vita. Nel 2011 ha cominciato un progetto autobiografico sul suo blog MOMeskine, che ha dato vita a Born to Lose il suo primo romanzo a fumetti pubblicato da Coconino Press-Fandango nel 2017.

Born to Lose è un vero e proprio diario a fumetto, con tanto di date, giorni della settimana e ricorrenze segnate sul calendario. Rappresenta un referto sulla vita dell’autrice, partendo dal suo sconsiderato amore per la figlia, Mina, che, all’inizio del racconto non ha ancora compiuto due anni, finendo per essere un viaggio interiore ancora più profondo, quello della scoperta di se stessi.

L’incredibile forza del fumetto sta nella capacità di Nicoz Balboa di attirare il lettore e trasportarlo all’interno dei suoi turbamenti e delle sue gioie giornaliere, le sue piccole felicità. Attraverso una rappresentazione grafica che ricorda l’illustrazione infantile, l’artista arricchisce i suoi racconti quotidiani di immagini significative, cariche, nella propria semplicità, di tutte le emozioni che costellano Nicoz fin dal primo mattino.

L’amore sconsiderato, che potrebbe essere definito “disordinato”, con un uomo del quale il lettore conosce solamente una lettera, la G., scandisce i tempi e accresce il vero amore dell’autrice, la sua meravigliosa bambina, che, per come ne racconta, ha totalmente rivoluzionato la sua vita, rendendola piena, viva, anche nei momenti più difficili, in cui tutto quello che vorrebbe è stare da sola e far sparire il mondo circostante.

“Sono stanca e fuori sta quasi piovendo (che è peggio di quando piove). Mi sento malissimo e vorrei solo essere lasciata sola. Sola, al buio. Tutto mi dà fastidio, anche le persone che amo più di ogni cosa al mondo. Probabilmente sono matta”.

Certo, finché Mina non inizia il suo periodo più ribelle, quello in cui le piace scappare.

Nicoz Balboa e sua figlia Mina

Questo graphic novel permette di entrare totalmente, o quasi, nella vita di Nicoz Balboa, nelle sue insicurezze, nella sua profonda fragilità di donna, che, poi, è proprio ciò che la rende forte e capace di affrontare le difficoltà che la vita le innalza davanti agli occhi, con un sentimentalismo, un’ironia e una profondità invidiabile.

Una scrittura interessante, schietta, sincera come poche, che, attraverso brevi battute riesce a esprimere esattamente ciò che sta vivendo in quel preciso istante, accompagnata, chiaramente, da una tecnica grafica efficace, colorata, simpatica, infantile e assolutamente incline alla personalità dell’autrice (almeno per quello che ci è permesso vedere). L’evoluzione del disegno è percepibile, man mano che le pagine scorrono e il tempo passa, tanto che, verso la fine, c’è un allontanamento dell’autrice dalla sua matita originaria, approcciandosi anche alla tecnica dei collage (cosa che, peraltro, le riesce assolutamente bene).

Born to Lose è un libro che dà l’opportunità di uscire dalla propria vita per catapultarsi direttamente in un’altra, con delle caratteristiche affini a tutti e altre che, una volta lette, vorremmo poter comprendere. Un libro che ti fa venire voglia di prenderti un tè con Nicoz Balboa per domandarle com’è che sta andando, cosa sta succedendo adesso, oltre quelle pagine, se è davvero sicura ancora di aver trovato se stessa.

 

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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