Bonding, la serie di Netflix al sapore di latex

 In Serie Tv

Il mondo delle serie tv è in continua evoluzione e Netflix sa bene come cavalcare l’onda lanciando prodotti sempre più originali ed estremi, dopo la innovativa Love Death + Robots, ci propone Bonding, prodotto stravagante nei contenuti quanto nella forma.

Partiamo dal titolo che se da un lato si lega (scusate il gioco di parole…) alla pratica sessuale del bondage con cui hanno a che fare per motivi di lavoro i due protagonisti Tiff (Zoe Levin) e Pete (Brendan Scannell), dall’altro fa riferimento in maniera sottilissima alla loro relazione di reciproca dipendenza affettiva. Alla tematica non troppo comune, che approfondiremo tra poco, dobbiamo aggiungere la particolarità della durata di Bonding: 7 puntate di massimo 17 minuti, un colpo di frusta insomma (sempre per rimanere in tema…).

Tiff e Pete sono vecchi amici del liceo che si ritrovano a New York dopo dieci anni e le loro vite sono più incasinate di quando si erano salutati l’ultima volta: Tiff, appassionata studentessa di psichiatria di giorno, di notte diventa la crudele dominatrice Mistress May pronta ad esaudire i desideri masochisti di ricchi uomini d’affari, Pete invece è un dolce ragazzo gay, che lavora come cameriere in un ristorante e divide la casa con uno strano uomo con un’ossessione per i “buchi neri”, per usare una metafora, aspira a diventare un comico di stand-up comedy ma è troppo timido anche solo per salire sul palco. La sua vita cambierà quando la ragazza gli chiederà di diventare il suo assistente notturno in cambio del 20% dei guadagni. Da questo momento in poi Bonding segue le vicende tragicomiche dei due ragazzi alle prese con clienti a dir poco bizzarri.

Quello che è veramente centrale nella serie però è l’evoluzione che i due personaggi subiscono, affrontando di volta in volta paure, delusioni passate e conflitti irrisolti con se stessi e con gli altri. Ma ecco che, pronunciata quest’ultima frase, si sente già puzza di banalità e di storie trite e ritrite (un po’ come era successo con la cazzuta Maeve di Sex Education diventata alla terza puntata una fidanzatina d’America coi capelli rosa e il chiodo). Questo in Bonding purtroppo o per fortuna succede solo in parte, se da un lato infatti la figura di Tiff (nonostante la buona prova attoriale di Levin) è rinchiusa nei mille stereotipi femminili della ragazzaccia che nasconde un animo tenero ed è incazzata col mondo solo perché il mondo l’ha ferita in passato e alla fine troverà pure il bravo ragazzo che l’accetta così com’è (insomma, che palle!), il personaggio di Pete è tra i più divertenti, geniali e ben strutturati delle ultime serie viste: un bruco che non diventa farfalla ma che impara a ridere del suo essere bruco, scoprendo in sé non solo una forza inaspettata ma anche un umorismo, una leggerezza e un lato perverso inaspettato, su cui puntare il tutto e per tutto.

E allora non è una serie memorabile e di certo non rinuncerete a Game of Thrones per vederla, ma se avete voglia di svuotare la testa per qualche ora, divertirvi e guardare qualcosa di nuovo Bonding è la serie che fa per voi.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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