di Nanni Schiavo

A Settembre dello scorso anno ho deciso che la vita che conducevo non mi piaceva e che entro il nuovo anno (che io considero da Settembre al Settembre successivo) avrei dovuto necessariamente migliorare la mia condizione. Bene, arrivati a questo punto posso dire che l’operazione sia tutto sommato riuscita e con risultati anche molto apprezzabili in alcuni settori. Ora l’obiettivo è al prossimo anno. A quanto pare anche Bojack ha vissuto lo stesso processo. Ma partiamo da un riassunto delle puntate precedenti…

Bojack Horseman, lo sapete tutti, è una serie animata prodotta da Netflix e bla bla bla, parla di un cavallo antropomorfo che bla bla bla, e poi succede che bla bla bla e alla fine bla bla bla. Dono della sintesi, apprezzatissimo.

Quello in cui Bojack è stato sempre un maestro è raccontare da dentro la depressione ed il senso di vuoto che ne segue dopo aver raggiunto una certa altezza nelle cose e poi essere caduto giù, tale l’altezza tanto peggio l’atterraggio. Quel senso lì, di arrangiare una vita con quello che si ha, di passare giorno dopo giorno o notte dopo notte senza un disegno d’insieme che dia un senso generale a quei passi. Bojack se ne stava lì, passando da un momento che valesse all’altro con uno spazio in mezzo che si riempe di whiskey. Gli arrivano cose buone e gli si sfascia tutto un po’ dopo, si concede legittimi momenti in cui fa la cosa sbagliata pur sapendolo. Bojack, nel suo essere cavallo, è così umano. Umano troppo umano, direbbe Nietzsche. Fino a Settembre dello scorso anno e oltre facevo anch’io alcune di queste cose.

Giuro, PRIMA ho scritto quella frase e POI ho trovato questa immagine.

In cosa è un maestro allora? Nel raccontare questi processi da dentro appunto, e non da fuori. Quando vedo un film che parla di questa roba mi appare spesso di plastica, finto, in questa serie animata non è accaduto mai. Lui sa cosa dire, cosa fare e cosa recitare come se fosse in un Truman Show e non sapesse di essere ripreso. Questo fino alla terza stagione.

Ovvio poi, è una serie, ci sono alcuni episodi messi lì per allungare il brodo.

Alla fine della terza stagione però la morte di Sarah Lynn “stappa” il nostro equino protagonista e a me dispiace un sacco per questa perdita. Certo, era una cocainomane alcolizzata propensa all’autolesionismo e al sesso inconsapevole, ma cocaina a parte, chi di noi non lo è? Bojack capisce a questo punto di essere un Re Mida al contrario e che tutto quello che tocca diventa merda o frantumi di vetri rotti. Si isola, torna nella casa della sua infanzia e non risponde al telefono. Ha perso l’amicizia di Todd e tiene alla larga Diane. Solo, si dedica alla ristrutturazione di quella casa sul lago.

L’Universo però ha deciso di dargli una seconda (milionesima più che seconda) possibilità. Il cavallo di Horsin’ Around farà allora i conti col proprio passato familiare per arrivare ad un bilancio finale in attivo, molto in attivo direi. Date una possibilità a questa quarta stagione allora senza giudicare fino alla fine perché tutte le cose che vi sembrano lì buttate a caso avranno compiutezza solo fra la penultima e l’ultima puntata o nella prossima stagione (vedi Diane e Mr. Penautbutter).

Ce ne sarà una quinta, è ovvio.

Cosa ci lascia allora? La coscienza che come nel miglior kintsugi i pezzi possono essere rimessi insieme e la condizione umana anche quando giace sul fondo del cesso è migliorabile, rialzabile, invertibile. Migliorabile, come quando mi affaccio al balcone come Favino in Suburra.

Ci vediamo al prossimo Settembre Bojack, è una sfida per entrambi.

Valutazione dell'autore

Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.
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