Biffy Clyro – Ellipsis – Recensione

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Era tra i dischi più attesi dell’anno (il più atteso, per il sottoscritto). L’otto luglio è finalmente uscito Ellipsis, l’ultimo album dei Biffy Clyro.

Per la band scozzese il silenzio in studio durava dal 2013, quando uscì il mastodontico doppio album Opposites (se escludiamo Similiarities, che contiene però varie b sides della sessione precedente e il Live from Glasgow), che li ha definitivamente consacrati come una delle band rock più in forma in circolazione. Singoli come Black Chandelier, Victory Over the Sun, ma anche le precedenti Mountains e Many of Horror, hanno permesso a Simon Neil e soci, negli ultimi anni, di essere headliner dei più grandi festival del mondo e di organizzare tour degni dei più importanti nomi del panorama internazionale. Questo vuol dire che qualcosa di buono e di valore sotto il nome di Biffy Clyro, c’è. E non è un caso che anche artisti del calibro di Rolling Stones, The Who, Muse e tanti altri, li abbiano voluti al loro fianco come apertura dei concerti, ancora prima che gli scozzesi raggiungessero il livello di notorietà attuale. [Non essendo immune al fascino della musica live, questo testo sarà arricchito da qualche tip proveniente dall’esperienza extrasensoriale avuta il 10 luglio all’I Day di Monza, dove il trio era headliner della serata insieme ai Suede.]

Con Ellipsis, per fortuna, non abbiamo un cambio di direzione rispetto ai lavori precedenti, o meglio: probabilmente sono presenti pezzi meno “duri” rispetto al passato, ma ciò non vuol dire che sia un lavoro di livello inferiore.

A mantenere intatta l’anima rock dei Biffy Clyro, infatti, ci pensano le frustate di Flammable, ma anche i singoli come Wolves of Winter e Animal Style, che seppur di recente uscita, risultano anche dal vivo tra i momenti più esaltanti, già cantati e pogati dal pubblico.

 Friends and Enemies potrebbe tranquillamente essere, ritornello escluso, un brano dei compagni di etichetta della 14th Floor, The Wombats. Nel chorus, però, l’abbondante distorsione ci riporta sul pianeta Biffy Clyro, e intuiamo che a suonare non possono essere i colleghi di Liverpool.

Il gruppo live

Il gruppo live

 

A bilanciare sapientemente il disco ci pensano i brani più soft, possibili singoloni, come Re-arrange, Medicine o People, che, nonostante i testi non di altissimo livello, riescono a sortire il loro effetto e permettono di riprendere il fiato. Brano che viene molto valorizzato dai Biffy è anche In the Name of the Wee Man, che seppur relegata a bonus track, viene eseguita impeccabilmente anche sul palco di Monza, lasciando il pubblico a bocca aperta, anche grazie alle perfette armonizzazioni dei fratelli Johnston (basso e batteria) e del chitarrista turnista Mike Vennart.

La copertina di Ellipsis

La copertina di Ellipsis

La cosa straordinaria di questo gruppo, e di riflesso di questo disco, è come ogni elemento risulti esattamente al suo posto. La batteria sostiene in maniera impeccabile le canzoni, ed emerge solo dove deve, il basso suona esattamente le note necessarie e i suoni di chitarra sono semplicemente perfetti. Tutto senza virtuosismi inutili e ingombranti. Non è un caso che gli assoli nei dischi dei Biffy Clyro siano più rari dei fan ultra trentenni di Benji e Fede.

Ellipsis, comunque, si lascia ascoltare con piacere, e seppur strizza l’occhio ad un target più commerciale e da classifica, non snatura mai lo stile tagliente e distorto del gruppo. E’ un disco perfetto per i nostalgici del rock chitarroso, quello di Nirvana e Foo Fighters (ah, Dave Grohl…) quello che dopo l’invasione dei synth è quasi definitivamente scomparso. E quindi evviva i Biffy Clyro, e, come urlano i fan sotto il palco, ‘mon the Biff!

Beach Flavour

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