Berserk: l’infinito valore della mitologia

 In arte, Cinema e Teatro, Fumetti

Berserk: perché ritornare (o avvicinarsi) ad una saga infinita?

Il narcisismo che caratterizza la sensibilità di ognuno di noi, rende impossibile uno sguardo distante dalle emozioni. Quando la coscienza affronta i sentimenti, li esaspera e ne trascina i limiti oltre di noi, fino a perderne i confini.
La dimensione individuale è l’unica che riusciamo a percepire come vera della realtà che viviamo.
E qual è, se non l’irrisolvibile distanza fra il nostro profondo sentire ed il mondo esterno, il principio su cui si fonda l’Arte?

BerserkLo spirito individuale che lotta con se stesso e si nutre e danza nel melodramma che imbastiamo sui nostri sentimenti.
Per la ragione, le emozioni sono solo confuse indicazioni: reazioni sensate o meno a determinati eventi che si trova ad affrontare.
Ma per il nostro narcisismo, per il nostro Ego, le svolte del cuore si amplificano all’inverosimile, impedendoci di capire, razionalizzare, prendere atto.

Non a caso la mente, spesso e volentieri, arriva solo in ritardo a ratificare quello che il cuore ha già vissuto. Nel complesso di relazioni inconsce, subliminali, psicologiche che danno vita ai nostri sentimenti, risiede il nostro Io artistico.

Lo avevano capito bene i Greci, che sul Pathos individuale hanno costruito praticamente tutta la loro arte.
BerserkDa quel momento però, abbiamo assistito ad un lento e graduale allontanamento della lente dell’Arte dall’esasperazione dell’Ego, a favore di un intrattenimento più superficiale e meno sentito.

Quelli che non hanno mai dimenticato questo prezioso legame sono i Giapponesi. Nella loro forma d’arte caratteristica, i Manga, portano alto l’onere di questo rapporto viscerale. Mentre in Occidente si è imposta una vergogna formale del perverso e profondo sentire personale, i nipponici non hanno mai smesso di dare voce a questo sofferto mondo.
L’estremismo, l’esagerazione che pervade la loro fantasia è probabilmente ciò che ha fatto avvicinare il pubblico occidentale al mondo fumettistico.

E, nella colorata e stravagante galassia dei Manga e degli Anime, un colosso cardine dell’estremismo è sicuramente l’oscuro, folle, sanguinolento Berserk.

L’opera infinita del maestro Kentaro Miura va avanti da oltre vent’anni: è nata (e sopravvive) manga, si è fatta anime, è diventata una trilogia di film ed ora è tornata al formato televisivo. L’ultima serie TV riprende gli eventi terminati con la trilogia di lungometraggi Berserk: L’epoca d’oro, ed è finita questo autunno.
La versione cinematografica di quest’opera enorme è semplicemente magnifica: L’epoca d’oro è una vera e propria saga epica, degna del medesimo rispetto che si riservi ad una cugina recitata da persone reali.
Si presenta, senza ombra di dubbio, come la punta di diamante di tutto l’universo Berserk.
Dialoghi credibili e mai banali, disegni perfetti e la geniale introduzione del motion capture rendono questa trilogia un vero spettacolo per gli occhi.BerserkAmbientata in un regno fittizio di nome Midlands, in un parallelo Medioevo, narra (per chi non lo sapesse) le (dis)avventure di Guts (Gatsu nell’originale versione nipponica): orfano temprato dalle difficoltà della vita e mercenario per destino. Le cose cambiano quando incontra l’angelico Griffith e la sua Squadra dei Falchi: altri mercenari al servizio di diversi monarchi a seconda delle lotte che imperversano nel regno.

Guts trova in loro i compagni che la vita non gli aveva mai concesso, il confronto con il prossimo che lo metterà finalmente di fronte ed in conflitto con se stesso.

BerserkDa questa premessa si slega tutta la trama folle e profonda di Berserk: L’epoca d’oro.
Il percorso sconnesso di coscienze ferite, massacrate dal dolore e dalle proprie ambizioni.

 

Un lento e sanguinoso sviluppo di amicizia, amore, fedeltà ed onore si presenta ai nostri occhi in modo così diretto e semplice da suscitare una stupita ammirazione, nel teatro delle feroci battaglie delle Midlands.
L’epicità della trilogia si sviluppa proprio attorno all’esasperazione genuina e cruda dei sentimenti del singolo. L’immedesimazione nei personaggi avviene sulla base del nostro sentire più nascosto e narcisista, sullo sfondo dei desideri più ossessivi del nostro cuore.

Berserk è un’antica tragedia epica dall’affascinante aspetto moderno, una sconsiderata analisi dell’individuo e di concetti ad esso connessi come il destino, il libero arbitrio, le passioni ed il controverso legame con la violenza. Ma il tema principale, almeno per il filone de L’epoca d’oro, è lo scopo della vita.
Il senso dell’ambizione personale come fine ultimo e significato reale dell’esasperazione egocentrica, il chiodo fisso dell’animo individuale, che non può trovare altro appagamento se non quello di camminare verso la propria meta. Ed è qui che la follia dell’opera prende forma: quando si pone la domanda del prezzo da pagare per dare un senso a se stessi.Berserk

L’inquietudine che aleggia rende ovviamente tutto più accattivante, ed anche se non è marcata come negli anime e nei manga, fa comunque la sua parte.
L’ossessione dei personaggi per il proprio sentire ricorda molto quello di una mitologia perduta, un rimando al dramma dell’essere che si è smarrito nell’avvenente aspetto dell’intrattenimento artistico.

Guts è un eroe tremendamente umano e vero, un paladino senza effige che applica la volontà ferma di agire contro le avversità e gli ostacoli; mai retorico e scontato, si trascina confuso sulla crosta del mondo, rappresentando metaforicamente una coscienza ancora indecisa sulla propria ragione, come quella di un giovane adulto. Non si riduce a mero contenitore di feticci ideologici, ma si costituisce come elemento cruciale per lo sviluppo degli eventi e, soprattutto, degli altri personaggi. La sua veridicità ne fa un tutt’uno con lo spettatore, rinforzando ancor di più il senso di partecipazione alle sue maledette avventure.

BerserkTutto il mondo di Berserk, con il suo odore di dannazione consumante, restituisce una poetica epica ai drammi dell’individuo, come ormai raramente succede nel mondo dell’arte. E L’epoca d’oro si dona come chiave di lettura più lineare (ma più completa) di tutta l’opera; anche per chi, come me, non è un esagerato fan dei manga o dell’espressione giapponese.

Le avvertenze per chi si avvicina a Berserk sono solo due: è estremamente malato, e crea dipendenza.

 

Enrico Zautzik

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