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Perdersi, è un attimo. Non ne parliamo poi se, come me, siete nati sul finire di quello che non a caso viene definito “il secolo breve”. Internet, i treni veloci, i jet, la tecnologia in generale hanno stretto il mondo nelle nostre mani. Il mondo. Dico, come fai a non perderti?

Come tutti quelli che prendono coscienza di essersi persi, quindi, abbiamo pensato che fosse il caso di fermarsi un attimo, e di ripartire. Il mondo va alla velocità della luce? Noi freniamo il passo; e prendiamo le distanze.  Sembrerà un luogo comune, ma la globalizzazione che ha cercato di unirci tutti ha, in un’accezione perversa, cercato di ammassarci tutti, di renderci tutti uguali, di accomunare le nostre abitudini. Allora noi cerchiamo di evidenziare le nostre differenze, i nostri “difetti”; cerchiamo di riscoprire l’autenticità delle cose. Lontano dalle multinazionali, dalle catene dei grandi alberghi, dai supermercati, dai prodotti di intrattenimento di massa, ci riappropriamo delle piccole cose che ci appartengono, che sono davvero a portata di mano, che ci parlano di quello che stiamo vivendo.

È per questo che abbiamo scelto l’Autenticità (#beauthentic) come filo conduttore di questo 2014/15 su FuoriPosto. Ne parleremo attraverso film, libri e dischi che sono in qualche modo pietre miliari del nostro tempo, di adesso. Perché nel momento in cui ci siamo persi l’unica cosa saggia da fare ci sembra ripartire dalle fondamenta, dai “classici”, da quelle cose che vivono di una forza propria così forte che riescono a resistere alla velocità di questo mondo e alle persone che cercano di appiattirle, di copiarle, di rivendercele.

Cerchiamo di capire in che tempo stiamo vivendo, in che spazio, in che luogo; ma, soprattutto, cerchiamo di capire in che modo vogliamo farlo. Conosciamo davvero i nostri amici, confrontiamoci da vicino, “in the flesh”, – nella carne, come dicono gli inglesi – condividiamo le nostre esperienze, e le nostre emozioni. Cerchiamo di avere più esperienze reali che virtuali, mettiamo da parte l’occhio matematico dei nostri telefoni per usare i nostri, di occhi. Concentriamoci davvero su quello che abbiamo intorno. Perché non andremo mai in tutti i 25 posti più fighi del mondo e non raggiungeremo mai quei modelli che ci fanno credere così a portata di mano, perché l’autenticità e il valore di un’esperienza non possono essere misurati in “Like”, perché le mode passano, e così i momenti, le storie, gli amici, gli amori, le sbornie.  Ci restano i ricordi e ci resta il presente; quello che siamo e quello che viviamo.

Non è detto che questo ci aiuti a ritrovare la strada del traguardo, ma, per lo meno, speriamo in questo modo di poterci godere il paesaggio.

Michele Mangini

Michele Mangini

m.m.
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