Ave, Cesare! – Recensione

 In Cinema e Teatro

Non si sa mai cosa aspettarsi da quel mostro a due teste chiamato Joel e Ethan Coen. Certamente, anche solo nominare questa specie di bestia sacra, equivale a pregustare un humour nero sottile quanto affilato, che prende di mira o uomini meravigliosamente stupidi o meravigliosamente mediocri. Tuttavia, nonostante la possibilità di definire un fattore, o meglio, un sapore Coen, ogni loro film resta un salto carpiato in una direzione imprevedibile. Ave, Cesare! non fa certamente eccezione. Nel bene e nel male.

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Eddie Mannix lavora per gli Studios Capitol e il suo compito è quello di risolvere problemi. Deve insabbiare gli scandali degli attori, rimuovere gli ostacoli alle produzioni, tenere in riga le prime donne. Deve cioè assicurarsi che tutti gli ingranaggi della fabbrica dei sogni facciano il loro lavoro. Abilità preziose le sue che verranno messe a dura prova dal rapimento d Baird Whitlock, attore impegnato nelle riprese di un peplum cristologico, ad opera di un gruppo di ferventi comunisti.

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Se avessi la possibilità di viaggiare nel tempo, tra le prime cose farei un salto nella Hollywood anni 50. Un periodo letteralmente d’oro, fradicio di glamour e promesse, dal quale sono sbucati alcuni tra i più bei film di sempre: Ford, Wilder, Hitchcock, Huston, erano tutti lì. Eppure è anche il momento nel quale, paradossalmente, il “sistema Hollywood” mostrava crepe e lati oscuri. I venti della guerra fredda soffiavano sempre più forti alimentando il terrore di un conflitto atomico mentre la Fabbrica dei Sogni per eccellenza apriva le porte all’inquisizione anticomunista e a vergognose cacce a (presunte) streghe rosse.

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Ave, Cesare! riassume con feroce ironia tutte le contraddizioni e l’eterno fascino del cinema americano che fu, trasformandole in qualcosa di simile ad una disputa teologica. Il Cinema è spirito, arte o portafogli? Deve interrogarsi sul divino o risvegliare le coscienze del popolo? Con grande superficialità i personaggi di Ave, Cesare! passano da una risposta all’altra in maniera goffa e distratta, togliendo di fatto effettivo peso ad ogni scelta religiosa o politica. Solo Eddie (un grande Brolin) , tiene la sua posizione ad oltranza, difendendo il sistema cinematografico, tra dubbi e tentazioni, come una specie di profeta biblico con le maniere noir di un Humphrey Bogart.

Negli Studios Capitol (gli stessi di Barton Fink) passiamo attraverso una galleria quasi iperbolica di generi e situazioni, dal balletto gay del marinaretto (Tatum), al western dell’attore-bovaro incapace di mettere due parole insieme; Dal gioco di colori e coreografie della star di turno (Johansson) al set di un regista impegnato (Fiennes) fino ad arrivare al Peplum kitsch interpretato da un pomposo quanto infantile veterano del cinema (Clooney).

Hail, Caesar!

E’ una sgargiante quanto furiosa galleria nella quale i fratelli Coen sembrano cambiar pelle di scena in scena. Sembra quasi che questo cinico viaggio nei generi di Ave, Cesare! voglia come toglierci l’imbarazzo di qualsiasi interpretazione, presentandosi già come analisi meta-cinematografica, sbucciata, tagliata e servita, dell’intera industria filmica.

E’ un gioco raffinato quello dei Coen che tuttavia, devo ammettere, rischia di divertire pochi. Rispetto a quanto visto nel recente Tutto può accadere a Broadway di Bogdanovich (ma anche in Woody Allen o in Spielberg) qui il gioco di pura cinefilia rischia di coinvolgere veramente solo i seguaci dei fratelli o gli amanti di un certo cinema classico.

Per tutti gli altri, Ave, Cesare! rischia di essere una piacevole carrellata passeggera su un mondo, in tutti i sensi, distante. Nonostante i Coen bersaglino senza riguardo la retorica e la nostalgia dichiarata, sfoderando un gruppo di magnifici idioti, usando le parole di qualcun altro, i cannoni caricati a ricordi spesso non fanno danni.

 

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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