Aspettando i Naufraghi – La speranza prima della fine

 In Letteratura

La perdita di un genitore è uno di quei momenti che non può che coglierci impreparati.
Ogni tipo di retorica perde di senso quando ci troviamo ad affrontare una situazione così importane della nostra vita, anche quando davanti ad una malattia di lunga data, magari siamo convinti di poter affrontare razionalmente la dipartita come un semplice elemento naturale e inevitabile dell’esistenza. Ma in quel momento di dolore, in quella sorta di apocalisse interna che proviamo e che ci destabilizza, l’unica realtà concreta diventa quella che ci ricollega ai ricordi che abbiamo condiviso con i nostri cari, gli ultimi momenti in vita, i piccoli anedotti che un tempo ci sembravano insignificanti e che improvvisamente assumono un ruolo centrale, costituendosi a patrimonio da preservare alle insidie del tempo. Ed è come se si manifestasse in noi una a speranza quasi infantile: quella di poter riabbracciare i nostri cari anche solo per un attimo, quasi a non volersi arrendere alla realtà.

È partendo probabilmente da questa riflessione che Aspettando i Naufraghi, romanzo d’esordio di Orso Tosco per i tipi di minimumfax, ci regala uno spaccato di un particolare rapporto padre-figlio ambientato in uno scenario distopico e apocalittico in cui la fine è oramai prossima.

Il romanzo si apre con Massimo, il protagonista, unico sopravvissuto ad una festa caratterizzata da eccessi di ogni tipo e culminata in un suicidio di massa. Sedici persone, sedute attorno a un tavolo nero, si puntano una pistola alla testa in quello che appare come un rito di liberazione prima dell’arrivo dei Naufraghi.

Tra queste persone Massimo è l’unico ad avere un ripensamento, a non premere il grilletto sottraendosi al suicidio.
Il motivo del ripensamento si delinea ben presto in una presa di coscienza in cui decide di non arrendersi al destino e di lottare contro il tempo per poter ritrovare suo padre prima che i Naufraghi possano raggiungerlo.

Ma chi sono i Naufraghi?

I Naufraghi sono un gruppo di persone indefinito e indefinibile che in qualche modo, davanti all’incapacità di opporsi alla fine, ad un’apocalisse sempre più prossima e inesorabile, si sono arresi diventando legione, sovvertendo l’ordine sociale ed esprimendosi solo attraverso le loro azioni e utilizzando la violenza come unica forma di comunicazione a discapito di ogni tipo di interazione verbale.

Gli unici ad opporsi, pertanto, ad un certo fatalismo, sono i rifugiati dell’Hospice di Santa Guida, un sanatorio occupato da personaggi di ogni tipo e caratterizzato in particolare dal Dottor Malandra, Guido e da Olga, rispettivamente: chirurgo morfinomane, infermiere alcolista e suora dal passato turbolento.
Tra gli occupanti troviamo pure Piero, il padre di Massimo, ricoverato per la malattia che per troppo tempo il figlio non è riuscito ad accettare e che paradossalmente diventerà quasi il pretesto del loro riavvicinamento.

In uno scenario in cui non sembra più esserci via d’uscita, e in cui i Naufraghi sembrano sempre più vicini, la speranza di poter condividere gli ultimi momenti della loro vita assieme, diventerà per entrambi, quel valore aggiunto in una lotta per la sopravvivenza segnata in partenza.

Orso Tosco ci regala senza dubbio un esordio potente, un’opera prima caratterizzata da una forte personalità.
Aspettando i Naufraghi si colloca, infatti, di diritto in quella che potremmo quasi considerare la nouvelle vague del romanzo distopico italiano.
La prosa a tratti lirica e scevra da ogni stucchevole sentimentalismo riesce a rendere al romanzo quel senso d’inquietudine che si respira a partire dall’incipit.

Consigliato.

Diego Frau

Diego Frau

È nato a Cagliari ma vive a Pisa dove ha studiato Scienze Politiche. Convive con le sue ossessioni (la letteratura e il tennis) e odia le bio.
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