Hype

1. (grosso) lancio (m.) pubblicitario, pubblicità (f.) sensazionalistica 

2. (fam.) montatura (f.) giornalistica, gonfiatura (f.).

3. quella cosa che fa movere il sole e l’altre stelle nel 2018.

Penso che la terza definizione sia la più corretta, addirittura più delle altre due canoniche, perché, si sa, “l’attesa aumenta il desiderio”, specie in un’epoca iperdigitalizzata come la nostra, con una privacy pari allo zero e una fruizione dei contenuti immediata: il mistero la vince sempre su tutto/i (LIBERATO vi dice nulla?).

C’è da dire che, di contro, questa attesa spasmodica genera delle aspettative e tutto ciò diventa così una temibile arma a doppio taglio. È questo il caso di Tranquility Base Hotel + Casino, sesto lavoro degli Arctic Monkeys, uscito l’11 maggio, a cinque anni di distanza da AM, uno dei dischi più rappresentativi di questi anni ’10 2.0. Non c’è stato alcun singolo ad anticiparne il tono, con il risultato, appunto, che molti fan si sono ritrovati con delle aspettative deluse da un disco che capovolge completamente quello stile “Arctic Monkeys” a cui il gruppo di Sheffield ci aveva abituati.

la copertina dell’album

Inflessioni jazz anni ’70, atmosfere cupe, la chitarra che ha lasciato il suo ruolo di protagonista in favore di bassi molto sci-fi, non rimanendo nemmeno in seconda fila, ma proprio dietro le quinte e un pianoforte a farla da padrone in questo concept album così compatto, a livello di stile, da sembrare quasi un’unica lunga canzone.

Non si può dire che Tranquility Base Hotel + Casino sia un disco peggiore rispetto a quelli precedenti e nemmeno migliore: è semplicemente qualcosa di completamente differente. Lo stesso Turner ha rivelato alla BBC di aver avuto una sorta di blocco dello scrittore che l’ha portato a sperimentare su più fronti. “La chitarra aveva perso la sua capacità di darmi idee. Ogni volta che mi sedevo con una chitarra non sapevo come sarebbe andata, contrariamente a quello che ho provato quando mi sono seduto al pianoforte”.

Andando avanti con l’ascolto di Tranquility Base Hotel + Casino, sembra di ritrovare una sequenza temporale basata sulle sonorità Bowie. Si spazia un po’ tra le atmosfere berlinesi, un po’ tra quelle di Ziggy, e si riprende anche il jazz che ha caratterizzato i dischi successivi. Potrebbe non essere quello che tutti si aspettavano dopo un’attesa di cinque anni, ma gli Arctic Monkeys si sono guadagnati il ​​diritto di pubblicare qualsiasi tipo di album desiderino o anche di aprire l’album con una canzone che cita una tra le band indie più popolari degli anni 2000: “Volevo solo essere uno degli Strokes” come canta Turner in “Star Treatment”, analizzando gli effetti della fama. L’auto-riflessione è proprio una delle tematiche principali di Tranquility Base Hotel + Casino, accanto ai vari riferimenti fantascientifici dalle influenze vintage anni ’60/’70, ma con contaminazioni hip-hop dei giorni nostri.

La tecnologia e lo spazio sono altri concetti importanti. “Batphone” parla degli smartphone e del loro eccessivo utilizzo, mentre nella ballad “The Ultracheese” sembra quasi che Turner faccia dell’ironia su se stesso. In questo mix di suoni e influenze gli Arctic non dimenticano completamente il rock ‘n’ roll. “Four Out of Five” è infatti una traccia rock un po’ più classica e “She Looks Like Fun” è forse l’unica traccia guidata da una chitarra pungente. Nonostante il suo titolo allegro, non tradisce l’atmosfera cupa dell’album.

Tranquility Base Hotel + Casino è un lavoro molto intricato. All’inizio sconcerta, ma una volta liberati dalle catene che ci legano alla discografia precedente, l’ascolto diviene coinvolgente. Si evidenzia lo straordinario talento della band e di Turner come autore, sottolineando appunto l’importanza di un’opera ben strutturata piuttosto che fare della musica usa e getta, buona solo per quel momento storico e basta. 

Perciò… Liberatevi dalle catene, solo così fluttuerete nello spazio in compagnia di Alex Turner e dei suoi Arctic Monkeys.

Valutazione dell'autore

Marinella Marinelli

Marinella Marinelli

Estremamente ostinata e sospettosa, amante degli anni '80 e dei minipony, medaglia d'oro nella maratona di serie tv. David Bowie unico Dio.