Archer – Il capolavoro perduto

 In Serie Tv

L’inizio di settembre è riuscito ad ingannare l’area funerea che si porta addosso grazie al rilascio, da parte della piattaforma Netflix, della decima stagione di Archer.
Archer 1999, è ironicamente uscito nel giorno in cui, ricomposte le abitudini e le scadenze dopo le vacanze, si torna al quotidiano; una dose di colore e irriverenza, per affrontare la nuova stagione lavorativa, con l’ironia folle e totalmente fuori dall’ordinario di questa serie.

Archer è senza ombra di dubbio la serie animata più sottovalutata del momento: mentre infatti si continuano a celebrare I Griffin nonostante un altalenante rendimento, I Simpson non vogliono rassegnarsi a chiudere, e Bojack Horseman viene osannato dagli hipster di tutto il mondo, scarsissima considerazione viene dedicata alle avventure della spia più narcisista del mondo.

Peccato grave, perché Archer è una cosa totalmente nuova nel panorama del genere, ed il prodotto meglio riuscito che ha avuto il coraggio di erodere il format “famiglia americana” per esplorare altre idee. Lo humor terribile e grottesco della serie è definibile perfettamente con il riferimento ai “cugini” di mestiere: ha la sottigliezza dei Simpson e l’irriverenza dei Griffin, discostandosi da entrambi grazie ad uno stile ed un fascino tutto suo: se da un lato la dissacrazione ossessiva della famiglia di Quahog risulta dopo quindici anni ripetitiva e fine a se stessa, la “cattiveria” di Archer è ben congegnata con lo sviluppo della trama generale e della singola puntata, trama che costituisce il vero punto di forza della serie.
Il più grande merito di Archer sta infatti nello sviluppo narrativo, che esula dalla logica a puntata a cui ci hanno abituato Simpson e Griffin, sapendo coltivare sia l’intelligenza del singolo episodio ma soprattutto lo scorrere della storia fra le varie stagioni.

Sterling Archer non è solo l’alcolizzato ed erotomane protagonista, ma è anche il mondo attraverso cui si filtra il superlativo cast di personaggi: tutti i membri dell’ISIS (che sta per International Secret Intelligence Service) sono riflettori della personalità di Archer, sia per il modo in cui lui li vede, e li vive, sia per l’evoluzione dei rapporti che ha con loro.
Mallory Archer ad esempio, in quanto madre di Sterling, è ombra poco presente ma pesante nella sua vita e nella definizione del suo carattere e psicologia: nonostante sia il personaggio che meno compare negli episodi, è quello che più influisce sulle decisioni, gli umori e relazioni del protagonista. Questo rende l’idea di quanto sia profonda e sottile la trama intessuta da Adam Reed fra i suoi personaggi. La bivalenza del rapporto fra Archer e la madre, ha un’importanza tale da non risultare solo come espediente per la gag di turno, ma come vero e proprio motore della storia.
Così l’amore travagliato con la bella agente Lana, e l’ancestrale odio per la sua nemesi Barry.archer

Quello che più impressiona di questa serie animata è indubbiamente la sapiente abilità di narrazione attraverso il tempo, la credibilità dell’evoluzione dei personaggi e i geniali rimandi a loro stessi, ai propri vizi, ossessioni, passioni o paure. Archer diventa man mano più docile e fragile, ne scopriamo gli scheletri nell’armadio, l’anima infantile dietro la maschera di machismo e ostentazione; ed è così che l’avanzare della trama è un avanzare dentro Sterling, obiettivo concretizzato nelle ultime tre stagioni (ultima compresa) in cui la narrazione si congeda dal tempo corrente per spaziare in tempi e universi paralleli, ovviamente non vi dirò il perché
Seppure il passaggio si paga in termini di humor (queste stagioni sono meno divertenti rispetto alle precedenti sette), si guadagna tantissimo artisticamente: Archer sembra infatti quasi perdere l’aria da mera animazione irriverente per diventare una serie intelligente, fra rimandi freudiani e inconsci e sentimenti che ritornano.
Le ultime tre stagioni di Archer rappresentano il momento in cui Adam Reed e soci danno una grandissima prova di sceneggiatura, facendo impallidire molte sitcom con veri attori e serie tv drammatiche; tutto senza perdere mai mordente comico, freschezza delle gag e presenza scenica dei personaggi. Il limite d’animazione viene superato, oltre che giocare in modo sopraffino fra comico e drammatico.
A darne prova tangibile è l’inizio del primo episodio della stagione 8 (Archer Dreamland).

L’evoluzione e le peripezie di Sterling Archer e compagni rappresentano un vero e proprio unicum nel mondo dell’animazione occidentale; la perfezione tecnica avalla l’immedesimazione in una trasposizione che mette in mostra il lato esecrabile dell’umano individuo con intelligente ironia e leggerezza, dimostrando come ridere e pensare sia ancora possibile in modo congiunto.
Senza rinunciare, per giunta, ad un romanticismo stuzzicato il minimo necessario, e alla stimolazione di sentimenti positivi verso le interazioni umane, che possono superare e comprendere difetti e complessità dei singoli. Archer è un eroe-antieroe che mantiene un codice cavalleresco di fondo, ben nascosto dalle dipendenze, gli egoismi e le battute, ma che non tarda a venire fuori, costituendo la parte più interessante della sua parabola. Per nostra fortuna, la decima stagione appena uscita non sarà l’ultima (come inizialmente previsto), ma rappresenta solo la fine di un ciclo a parte, gettando le basi del ricongiungimento all’arco narrativo principale.
Speriamo che Archer mantenga la fine sceneggiatura che lo ha fatto crescere nel corso delle stagioni, e che sappia resistere allo scorrere del tempo al pari di come, in un inspiegabile silenzio, ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’intrattenimento animato.
Dimostrandoci che qualcosa si può dire oltre il nichilismo, ed anche con stile.

 

Enrico Zautzik

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