Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un articolo sul web e non vi nascondo che ero pronto a scaraventare il pc dalla finestra. Seguendo le regole del bon ton, mi limiterò a dire il peccato e non il peccatore: l’articolo in questione titolava La missione degli Arcade Fire: diventare i nuovi Coldplay. Adesso, per chi come me si ritiene un fan degli Arcade Fire – e per di più è andato a sentirli dal vivo lo scorso 17 luglio a Milano – credo non ci sia niente di peggio da leggere. Vi starete chiedendo come sia mai venuto in mente a qualcuno di scrivere una tale boiata. La risposta è l’uscita dell’attesissimo Everything Now, nuovo album della band Canadese, che fin dai primi ascolti ha scatenato sensazioni contrastanti principalmente dovute ad un presunto “cambio di rotta” – se così vogliamo definirlo – da parte dei fratelli Butler e compagni. Proprio Win, il gigante frontman della band, ha tenuto a precisare in diverse interviste che di fatto nulla sia cambiato nel loro modo di scrivere musica, al contrario sono semplicemente riusciti a dare sfogo ad inclinazioni e sonorità che sono da sempre state proprie della band. L’unico vero cambiamento se proprio vogliamo, è che con questo nuovo disco gli Arcade Fire hanno deciso di abbandonare la Merge Records, storica etichetta che li ha sempre accompagnati fin dal 2001, per scegliere la Sony Music/Columbia Records. Ma in ogni caso noi non ci crucciamo, anzi ascoltiamo!

La copertina dell’album

L’album è composto da ben 13 tracce, di cui quattro arrivate con largo anticipo. Parliamo di Everything Now, singolo che porta lo stesso nome dell’album e che meglio rappresenta l’animo coinvolgente della band. Di questo brano troveremo anche altre due versioni (rispettivamente come intro e outro) che consentono un ascolto in loop piacevolissimo. Si va avanti con Signs of Life e Creature Comfort, anch’esse già ascoltate e digerite tempo fa: tra le due sicuramente la prima è quella più movimentata e tendente al pop che più di tutte ha scatenato gli haters del web; la seconda invece, pur avendo un appeal totalmente nuovo, conserva ritmica e cori da cantare tutti insieme sotto il palco, vero marchio di fabbrica della band di Montréal. Sempre tra le anticipazioni, ci lascia un po’ più perplessi Electric Blue, in cui la grande protagonista è l’angelica tarantolata Régine Chassagne: l’impressione è che con questo brano abbiano cercato di dare continuità ai suoni di Reflektor. Da segnalare tra le altre tracce del disco sicuramente Chemistry, un pezzo geniale, quasi reggae, che tira fuori l’animo circense della band e mette subito tutti di buon umore; a metà album molto efficace la doppietta di Infinite Content, brano che si divide in due partendo inizialmente da suoni molto familiari (la prima versione ricorda la storica Month of May) per poi finire in una ballata che potrebbe far tranquillamente parte di un album dei Band Of Horses. Molto particolare Put Your Money On Me, pezzo che ci rimanda ad atmosfere anni ’80, siglando ufficialmente gli Arcade Fire come gli ABBA del XXI secolo.

Arcade Fire 2017

Il risultato? Un disco prezioso, pieno zeppo di novità artistiche che per quanto i fondamentalisti dell’underground grideranno “Oh no! E’ POP!” non sarà mai neanche lontanamente paragonabile al percorso dei Coldplay. Esempio lampante è il concept degli ultimi concerti della band di Chris Martin…molto più simili al Cirque du Soleil che altro! OK l’ho toccata piano lo ammetto, ma ve lo dice uno che fino al 2009 è rimasto entusiasta, a dir poco sbalordito da Chris Martin e Co. prima e durante il tour di Viva La Vida. Il problema è che hanno esagerato con palloncini, luci, costumi e scimmie parlanti. Gli Arcade invece mantengono salde le proprie idee, non si allontanano affatto dall’indie/underground e senza dubbio lo show che offrono ai propri fan è tra i più belli in assoluto. Vedere 7, 8, a volte 10 persone sul palco a portare avanti uno spettacolo in armonia, come fossero guidate dal più grande burattinaio di tutti i tempi, davvero ci fa capire come “l’inflessione” in stile Coldplay non possa colpire i colleghi canadesi. D’altronde lo dicono esplicitamente con “put your money on me” … potete scommetterci!

Enjoy!

 

Valutazione dell'autore

Camillone

Camillone

vivo tra Napoli e Milano. Ognuno ha un Dio a cui rivolgersi e pregare; io ho la musica.