Anomalisa – Recensione

 In Cinema e Teatro

Quando l’ultimo film di Charlie Kaufman, una delle penne più amate di Hollywood, fu presentato allo scorso Festival di Venezia (Gran Premio della giuria) molti giornalisti si limitarono a esprimere stupore su come un film di animazione fosse riuscito a parlare ad un pubblico adulto al pari di un “film girato normalmente”. Ebbi l’impressione che ci si fosse limitati a fissare il dito che puntava la luna, scambiando lo strumento con il contenuto. Dopo aver finalmente visto Anomalisa, mastodontica produzione in stop motion, posso aggiungere la mia parte d’inchiostro virtuale ai fiumi già versati sull’argomento.

Michael si occupa di “servizio clienti”. Ha scritto anche un manuale al riguardo nel quale parla di come bisognerebbe renderli felici, facendoli sentire unici. Peccato che conduca la sua vita in maniera del tutto opposta. Tra dubbi e incertezze emotive, si sente affogato in un mondo noioso dove tutto e tutti sembrano a lui alieni e uguali nella loro indifferenza, nella loro incapacità di comprenderlo veramente. E’ depresso quando giunge nell’hotel Fregoli di Cincinnati per tenere una conferenza. Ogni cosa sembra cambiare quando sente una voce differente dalla altre che lo ipnotizza. E’ Lisa che lui chiamerà Anomalisa, per il suo essere incredibile anomalia in un mondo altrimenti grigio. Sarà veramente così?

David Thewlis voices Michael Stone in the animated stop-motion film, ANOMALISA

Anomalisa è un film d’animazione dove pupazzi in silicone e tessuto, parlano di sesso, depressione, desiderio e di ricerche identitarie. Un film maturo per adulti. Secondo Barry Purves, celebre animatore di Stop motion, prima di raccontare una storia con questa tecnica bisognerebbe domandarsi “potrebbe essere girato meglio questo film in live-action?”. Anomalisa non è il primo film di animazione per “grandi” (la storia del cinema ne è piena e anche il co-regista Duke Johnson ne sa qualcosa) ma è uno dei primi nei quali la scelta di questa forma si lega intimamente al contenuto, grazie alla sensibilità e al genio di Charlie Kaufman.

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Il punto non è infatti avvicinare un mondo animato alla realtà, quanto quello di mostrare, attraverso gli occhi di Michael, l’essenza artificiale di  quella che definiamo normalità, simile a qualcosa di concreto ma più vicino ad un enorme e soffocante set di burattini. In Anomalisa c’è molto delle ricerche e dei dubbi di Essere John Malkovich (basterebbe riguardarsi i primi 5 minuti per capire il perché). Tutti i personaggi, all’infuori di Michael, hanno la stessa faccia e la stessa voce, donne uomini bambini. Tutte la facce, compresa quella di Michael, hanno una serie di linee e di ganci che normalmente vengono rimossi nella post-produzione e che servono a smontare e rimontare espressioni differenti sui pupazzi. Geniale la scena allo specchio nella quale il protagonista sembra perdere il controllo sulla propria faccia, marionetta impazzita che vorrebbe staccare i propri invisibili fili.

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Anomalisa è ambientato in un albergo, prigione metaforica del protagonista, dal nome più che emblematico, “Fregoli”, come la patologia che fa credere di essere perseguitati da uno o più individui che nascondono la propria identità per non farsi riconoscere, sotto maschere uguali. Chi sono “loro” e soprattutto chi sono io? Le porte dell’hotel sembrano nascondere e custodire le risposte. Divertente è ritrovare una certa ossessione di Kaufman per gli spazi chiusi, sempre troppo grandi o troppi piccoli, troppo asettici o dotati di una propria misteriosa volontà, sempre carica di tensione sessuale.

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Irrompe in questo teatro Lisa, l’unica ad avere apparentemente una voce propria, capace di emergere in un mare di piatte cacofonie. Michael come altri personaggi di Kaufman soffre di profonda solitudine ed è assetato di amore. Crede di poter essere salvato da quella singolare anomalia. In questo Anomalisa sembra quasi sorella spirituale di Her di Spike Jonze (grande amico di Kaufman). In entrambi, voci “aliene” e femminili riaccendono i sensi in mondi di corpi e sentimenti sintetici.

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Kaufman non crede nei manuali, nelle ricette per l’uso e quindi inevitabilmente non può rispondere alle domande di Michael. Soprattutto non può trarre conclusioni dalla sua incapacità di entrare in contatto con il mondo circostante perché “A volte non ci sono lezioni. Questa è la lezione”. Accompagnato dalle introspettive note di Carter Burtwel, Anomalisa pur essendo film di finzione che mostra l’artificialità della realtà e delle nostre percezioni è sicuramente uno dei film più delicatamente umani del 2015. Mettendo a nudo (con grande compassione) le debolezze di un uomo, Anomalisa ci porta ad ammettere quanto la vita possa essere un’unica, inspiegabile, fuggente anomalia, condannata al mistero dalla nostra stessa natura d’instabili maschere parlanti. Ancora una volta, ben fatto Kaufman.

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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