ANOHNI – Hopelessness – Recensione

 In Musica

Da adolescente venni per la prima volta a contatto con la musica der diavolo e mi convinsi fermamente che non sarei mai più riuscita ad ascoltare nient’altro al di fuori di quella. Fortunatamente mi sbagliavo.
Sì, è verissimo che ci sono sonorità che amo e con cui mi identifico più di altre, però è anche vero che vado un po’ a momenti. In questi giorni, per esempio, ho fatto la conoscenza di un’artista a me completamente sconosciuta perché appartenente a un mondo che bazzico poco, quello dell’elettronica. Sto parlando di ANOHNI, all’anagrafe Antony Hegarty, già leader degli Antony and the Johnsons, la quale ha da poco pubblicato il suo primo album solista “Hopelessness”.

ANOHNI è la seconda persona apertamente transgender ad aver ricevuto una nomination agli Oscar, ad essere precisi col brano “Manta Ray”, scritto in collaborazione con J.Ralph; in via del tutto inaspettata, però, non venne invitata alla cerimonia. Gossip a parte, “Hopelessness” è un disco musicalmente perfetto per i momenti di relax e questo per vari motivi, dal timbro profondo e vellutato della voce ai suoni mai eccessivi e mai invadenti. Non sono un’espertona, è vero, ma la qualità è qualità.

Nessun brano raggiunge i cinque minuti di durata tranne uno, “I Don’t Love You Anymore”, pervaso in qualche modo da una certa sacralità generata ed alimentata dall’organo in sottofondo; “Drone Bomb Me” invece, la prima traccia, ha dei suoni che mi hanno catturata immediatamente e trasmesso positività, il che già è un ottimo segno. Provo lo stesso feeling anche con “Execution” e “4 DEGREES”, nella quale fanno capolino archi e suoni orchestrali. L’idea generale è quella di brani in costante evoluzione strumentale, pur restando le linee vocali sempre costanti e con poche variazioni. Ciò non vuol dire, attenzione, che sia la musica a dare il maggior contributo alla riuscita dei brani: in “Watch Me”, ad esempio, la voce sembra lanciarsi in un gospel appena accennato, mentre l’impressione iniziale che mi ha dato “Obama”, poi diminuita man mano che venivano aggiunti gli effetti, è stata quella di un inno nazionale mantenuto costantemente su toni gravi.
L’unica delusione data da “Violent Men” è che dura solo 2 minuti e 10 secondi; “Why Did You Separate Me From The Earth?” ha un vago sapore di brani dance anni ’90 (quelli belli); “Crisis” è un pezzo altamente emotivo in cui si chiede scusa per le torture di Guantánamo. La title-track termina in modo brusco e improvviso ed è “Marrow” a chiudere le danze con melodie dolci e gradevoli, mentre nel testo si nascondono riferimenti allo sfruttamento del pianeta Terra, arrivato ormai quasi allo stremo delle forze. ANOHNI-900x506
A livello strumentale, “Hopelessness” mi ha trasmesso le sensazioni gradevoli che vi ho appena descritto ed il mio giudizio è assolutamente positivo; andando a leggere i testi, tuttavia, emerge in modo chiaro che i riferimenti a violenza e catastrofi naturali non sono un’esclusiva degli ultimi brani. L’intero disco è un connubio di versi arrabbiati e messaggi di protesta, nascosti e camuffati con suoni assai poco aggressivi ma, al contrario, dolci, pacati e rilassanti. ANOHNI denuncia la pena di morte (“Execution” ne è un esempio), i cambiamenti climatici (“4 DEGREES”), la violenza in generale. Tutta l’energia in qualche modo negativa che sarebbe potuta benissimo scaturire da temi del genere, sfociando in sonorità decisamente più violente, è stata convertita in parole dure associati a musiche leggere e chiare, accompagnate da una voce delicata e mai invasiva. Non so spiegarmi il perché di questa scelta, probabilmente si tratta di un modo velato per mostrare l’ipocrisia e la doppia faccia della modernità, in cui ci si concentra su aspetti più superficiali dell’esistenza invece che badare a ciò che conta davvero: il pianeta in cui viviamo. Due chiavi, di lettura e di ascolto, che coesistono nello stesso prodotto; del resto anche Björk, la cui influenza su ANOHNI è evidente, ha incentrato “Vulnicura” sul suo cuore infranto dopo la fine dell’amore con Matthew Barney, ma ciò si evince più dalla lettura dei testi che dalle scelte stilistiche e musicali del disco. Sarà per questo che sulla copertina di “Hopelessness” sono raffigurati due volti sovrapposti in modo asimmetrico?

Elisa Mucciarelli

Elisa Mucciarelli

Roaming the Earth da 27 anni, senza una fissa dimora da circa 8. Fan dello humor nero, Grammar Nazi per vocazione, sostenitrice dell'eclettismo musicale (che nel mio caso tende al disagio). In parole povere, una rompipalle.
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