“A tale of love and darkness” è un libro che ha messo d’accordo occidentali, ebrei ed arabi.

di Nanni Schiavo

“Una storia di amore e di tenebra” è un romanzo autobiografico dell’israeliano Amos Oz, pubblicato la prima volta nel 2002 e tradotto in ventotto lingue più una copia in curdo rinvenuta ultimamente in una perquisizione, versione di cui il mondo era all’oscuro. In questa opera Oz racconta la sua infanzia nella Gerusalemme della fine del Mandato britannico in Palestina e i primi anni della nascita dello Stato di Israele insieme ad Arieh, suo padre e Fania, la madre. La famiglia di Klausner (il primo cognome di Oz) è in Palestina per scappare dalle persecuzioni, Arieh è cautamente ottimista, Fania vuole molto di più. Il terrore della guerra si alterna alla quotidianità, la donna è infelice del suo matrimonio e soffocata intellettualmente, inizia a inventare storie avventurose per intrattenere il figlio Amos che in quel momento ha 10 anni ed è talmente rapito dai racconti della madre che ne verrà fortemente influenzato nella sua scrittura degli anni a venire.

Già da bambino Oz incrociata eminenti personaggi israeliani, che in questo volume intreccia alle storie della sua famiglia, fino alla morte della madre. Proprio questo momento coincide con il punto più esplorativo del volume, il momento di maggior profondità. Il libro ha ricevuto un ottimo apprezzamento a livello globale in generale, arrivando miracolosamente a convincere la critica occidentale, quella ebraica e quella araba in un sol colpo.

Purtroppo, come più di qualche volta accade, nella traduzione italiana già dal titolo l’opera perde qualche fascino, nel titolo dell’adattamento cinematografico la situazione peggiora sensibilmente: “Sognare e vivere”. La domanda è: perché?

Dopo aver acquistato i diritti del romanzo nel 2007, la Portman ha impiegato otto anni per trasformarlo in una sceneggiatura, insistendo per girare la pellicola in lingua ebraica con un budget di circa 4 milioni di dollari. Il film è uscito nel 2015, confesso, non l’ho visto.

Certamente questo è un bel libro, altroché. A dispetto del titolo della versione italiana l’opera ha una sua profondità, una intelligenza da menzionare e un realismo crudo e perfetto che lo rende autentico davvero. Quando si parla di una madre che è tua madre, che si allontana da un figlio che sei proprio tu e le cose finiscono veramente male, che vi aspettavate?

Dico una cosa, sarebbe stato anche un bel fumetto, peccato.

Valutazione dell'autore
Nanni Schiavo

Nanni Schiavo

Sono nato a Salerno e da allora ho (quasi) sempre vissuto a Potenza. Studio Giurisprudenza e nel tempo libero scrivo, imbratto carte. Ho pubblicato un primo libro e in questo periodo sto cercando di finire il secondo. Quando me lo posso permettere un viaggiatore, l’ultima volta che una ragazza mi ha lasciato ho deciso che in cinque anni avrei finito il giro dell’Europa. Disprezzo i trolley.