American Hustle – Recensione

 In Cinema e Teatro

Che David O. Russell ci sapesse fare con la macchina da presa ormai era chiaro a tutti, “The Fighter” e lo splendido “Il lato positivo” parlano da soli. Era quasi scontato che alzasse un po’ l’asticella per il suo prossimo film.
Lo diciamo subito allora, American Hustle è un altro successo che si aggiunge alla filmografia del regista Newyorkese, e si candida tranquillamente per le statuette di Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale (che prende il via da alcuni fatti realmente accaduti), Miglior Colonna Sonora.
La storia è presto detta, Irving Rosenfeld, truffatore navigato, dopo un inganno andato male viene costretto da Richie DiMaso (Bradley Cooper), agente FBI desideroso di fare carriera, a mettere su un’ enorme “stangata” per incastrare politici corrotti e mafiosi all’alba della costruzione dei casinò di Atlantic City.
Non ci sono colpi di scena esagerati e americanate solite, non è la truffa ad essere protagonista del film, per una volta, ma i personaggi, ed è un film scritto meravigliosamente, la cui unica pecca, forse, è un eccessivo dilungarsi in maniera didascalica nella presentazione iniziale dei personaggi.

American HustleIrving Rosenfeld (Christian Bale): “E’ un falso… Il tizio che lo ha dipinto – agli occhi di tutti – era bravo quanto il vero pittore. Allora, chi è l’artista? Il pittore, oppure il falsario?”

Il voto più alto di tutti lo prende Christian Bale (voto 10), per l’interpretazione di Irving, irriconoscibilmente brutto con pancione e riporto. Si perché Irving non è il solito “truffatore” con la vendetta pronta e il colpo di scena nella manica, è solo uno che ha provato a prendersi qualcosa di più dalla vita, che finisce in qualcosa che gli sfugge di mano, e che non smette mai, neanche per un attimo, di essere un essere umano. Nel senso che chi recita questi ruoli si lascia così trasportare dal personaggio che, attraverso una recitazione autocelebrativa, spesso dimentica di essere una semplice persona parte del tutto. Irving ha piedi per terra sia nella sceneggiatura che nell’interpretazione; è innamorato ma è incastrato in una relazione che porta avanti per dovere ed affetto nei confronti del figlio, cercando di salvare la relazione quando nessun altro ci proverebbe più. Sopratutto, è un personaggio che cambia nel corso del film, che si evolve, arrivando attraverso una muta riflessione che possiamo vedere attraverso i suoi occhi -ecco la grandezza di Bale- a rimettersi in gioco in una prospettiva diversa.
Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Amy Adams (tutti avevano già lavorato con Russel) non sono da meno, e se Cooper, ma sopratutto la Lawrence, rendono al massimo personaggi la cui scrittura non permetteva chi sa cosa – Cooper esagera un po’ troppo-, è Amy Adams ad essere un gradino sopra, interprete brillante ed elegante di un personaggio borderline e pieno di fascino, grazie anche alla scrittura che le permette di osare un pochino in più dei colleghi (è socia e amante di Irving del film), trasmettendoci perfettamente le sue insicurezze, la sua voglia di una vita migliore, mostrandoci con trasparenza tutto quello che ha dentro attraverso le tante sfumature del suo personaggio.

La regia pur senza strafare, è solida e di alto livello, la scelta stilistica è quella della sobrietà, che si sposa perfettamente con la scrittura, anche se in un film del genere ci si aspetta sempre un qualcosa in più, pecca che penalizzerà un po’ troppo nella corsa alle statuette un film validissimo sotto tanti aspetti.

Michele Mangini

Michele Mangini

m.m.
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