Almarina, la libertà nel carcere di Nisida di Valeria Parrella

 In Letteratura

Ci sono libri che a leggerli sembrano esploderti tra le mani, tanta è la forza che sprigionano, uno di questi è sicuramente Almarina, l’ultimo lavoro della scrittrice partenopea Valeria Parrella, autrice di opere di successo come Lo spazio Bianco (2013) o Enciclopedia delle donne – Aggiornamento (2017), tutti editi da Einaudi.

Almarina ha una copertina blu oceano e soave tra le onde galleggia una donna, a braccia spalancate come se fosse pronta a ricevere tutto l’amore che il mondo può darle, eppure la storia che viene raccontata al suo interno ha poco a che fare con la libertà, è la storia dei ragazzi del carcere minorile di Nisida, a Napoli, e di Maria, docente di matematica che ogni mattina alla sbarra lascia insieme al suo cellulare e la sua borsa anche tutto ciò che è fuori, per immergersi in quel microcosmo in cui prima ancora delle equazioni deve insegnare il rispetto, l’amore, la riscoperta di sé.

Maria è vedova e ogni tanto per dimenticarsene beve, vive da sola, nella casa che un giorno divideva con il suo Antonio, portato via da un malore che s’è tirato dietro anche tutto quel mondo di affetto e tenerezza che i due avevano costruito negli anni insieme, non molti ma di certo pieni. Non le è rimasto molto nella vita ed è ormai rassegnata a finire così i suoi giorni senza gioie dirompenti a disfarle il petto, ma qualcosa cambia quando i suoi occhi incrociano quelli di Almarina, una ragazzina rom finita a Nisida per aver rubato un cellulare. Una testa rasata, due occhi che strabordano di sentimenti e una storia di violenza, di abbandono e di coraggio, ecco cos’è quella ragazzina che irrompe nel cuore di Maria senza neanche chiedere permesso.

Inizia da qui la loro rinascita, il loro cammino di scoperta e il riconoscimento della salvezza che ognuna ha portato nella vita dell’altra, perché “tutto ciò che scegliamo si rivelerà sbagliato se saremo tristi e giusto se saremo felici”, come dice la protagonista.

Almarina è una storia ricca di tenerezza, a cui Parrella affida il suo pensiero di accoglienza e di amore verso il prossimo che in un momento storico del genere acquista la forza di un ideale, di uno schierarsi fieramente (e anche politicamente) dalla parte dei più deboli, dei dimenticati, di quelli che la società condanna come casi persi e si lascia alle spalle senza preoccupazioni.

Ma è proprio in quell’angolo abbandonato da cui si vede il mare, nel carcere di Nisida appunto, che questi ragazzi trovano una seconda possibilità, capiscono cosa vuol dire avere una famiglia, un tetto sulla testa, un lavoro onesto.

E la scuola è il punto da cui in Almarina si riparte, il porto sicuro, investito del difficile e delicato compito di educatrice delle generazioni future.

Un libro intenso, breve in cui si avverte l’esigenza dell’autrice di dire la propria, di essere una voce fuori dal coro e soprattutto di unirsi a quell’appello di accoglienza e apertura verso il prossimo che pare da molti ormai inascoltato.

Nike Del Quercio

Nike Del Quercio

Se dovesse essere descritta con tre frasi, queste potrebbero essere: non riesce mai a stare ferma e appena può salta su un aereo; viaggia sempre con un libro in borsa, tipo copertina di Linus; parla tanto, a volte troppo, ma ogni tanto dice anche cose intelligenti.
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