L’alfabeto di fuoco ovvero le parole sono tossiche di Ben Marcus

 In Letteratura

Negli ultimi tempi assistiamo inermi ad un fenomeno che vede sempre più persone, spinte dalla presenza di un clima d’odio ostile e irrespirabile, ad abbandonare o chiudere i propri account sui social network. In un contesto quanto mai attuale quindi, col suo nuovo romanzo L’alfabeto di fuoco (Edizioni  Black Coffee), Ben Marcus  sembra porsi una domanda: è ancora possibile salvarsi dalla comunicazione tossica?

Per rispondere a questa domanda, Marcus noto per i suoi precedenti lavori Notable American Women e in Italia con L’età del fil di ferro e dello spago (Alet), sfrutta come pretesto letterario un’America apocalittica dalle ore contate e sull’orlo di una crisi di nervi.

La vicenda al centro di L’alfabeto di fuoco vede protagonisti Sam e Claire, giovani genitori alle prese con Esther, figlia adolescente affetta da una patologia insolita e che inizialmente sembra condividere solo con i bambini della sua zona. Esther, come tutti i suoi coetanei, attraverso le sue parole e i suoi discorsi produce un effetto tossico quasi letale sugli adulti e su tutte quelle persone che le gravitano attorno.
Sam si renderà conto che nonostante gli sforzi per salvaguardare la famiglia, le parole di sua figlia diverranno sempre più nocive per lui ed in particolare per sua moglie Claire, ridotta oramai in fin di vita dall’aggravarsi della sua condizione.

Sarà proprio a partire da un’esposizione che raggiungerà livelli estremi che Sam si ritroverà da solo ed a combattere contro ogni avversità per il bene della sua famiglia, alla ricerca di un antidoto e di una soluzione, in cui sarà costretto a scegliere se abbandonare o meno Esther prima che la sua tossicità possa risultare letale per tutti.

L’alfabeto di fuoco è un libro sorretto da uno stile asciutto e ricercato, che gioca con più generi alternandosi tra il distopico, l’horror e il thriller. È un’opera che ci fa riflettere sui rapporti e sulle dinamiche che la comunicazione può avere all’interno di una famiglia, e più in generale sul significato dell’essere genitori.

Ben Marcus, osannato da scrittori celebri come Jonathan Lethem e Michael Chabon, e considerato alla stregua tra i più talentuosi autori contemporanei, in quest’opera riesce davvero a creare nel lettore tutte quelle turbe che sembrano appartenere alla nostra generazione, tra cui quel senso d’impotenza di fronte ad un’impossibilità comunicativa alienante, e lo fa con assoluta maestria.

Diego Frau
È nato a Cagliari ma vive a Pisa dove ha studiato Scienze Politiche. Convive con le sue ossessioni (la letteratura e il tennis) e odia le bio.
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