Ai confini della Sardegna: Tharros

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Sulla costa centro occidentale della Sardegna, a pochi chilometri da Oristano e dalle sue meravigliose spiagge di granuli di quarzo, si trovano le rovine di un antico insediamento tra i più rilevanti del Mediterraneo: Tharros.

Tharros è stato villaggio nuragico, emporio fenicio, fortezza cartaginese, urbs romana, capoluogo bizantino, e infine capitale del giudicato d’Arborea. Visitare questo luogo significa fare un lungo viaggio a ritroso alla scoperta di duemila anni di storia sarda, dalla civiltà nuragica risalente all’età del bronzo, fino alla metà del XI secolo, quando nel 1050 ca. i suoi abitanti la abbandonarono per sfuggire agli attacchi saraceni. Vero e proprio museo all’aria aperta lambito dalle acque incontaminate dell’area protetta, il sito archeologico si trova sulla propaggine meridionale della penisola del Sinis, che da capo Mannu a nord si estende per diciannove chilometri terminando a sud con capo San Marco, dove sulla scogliera si erge e domina l’omonimo faro.

Raggiungerlo è piuttosto facile, dista dal capoluogo del Campidano circa 20 km, che equivalgono a poco meno di mezz’ora di macchina – in Sardegna assolutamente indispensabile. Il momento perfetto invece per visitare questo luogo è al calar del sole, non solo per assistere allo spettacolo delle sfumature di rosso che si riflettono sul mare, ma anche per sfuggire alle roventi temperature del mattino e del primo pomeriggio.

La città fu fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C. nei pressi del preesistente villaggio nuragico di Su Muru Mannu, e tre secoli dopo divenne una delle loro più importanti colonie soprattutto per via del suo porto, una baia protetta dal vento e ideale per ormeggiare intere flotte. Nel 238 a.C. passò in mano ai romani, i quali procedettero ad avviare un’intensa opera di rinnovamento urbanistico con la costruzione delle terme, dell’acquedotto e la sistemazione della rete viaria con lastricato in basalto, che è incredibilmente riuscita a sopravvivere al tempo e su cui i suoi visitatori possono passeggiare mentre la loro immaginazione, unita alle parole della guida turistica, li farà ritornare a duemila anni fa, alla vita e all’intensa attività produttiva con tante botteghe dove si lavorava ceramica, legno, metallo e molto altro ancora.

Poco è rimasto del passato di Tharros, la maggior parte delle rovine superstiti appartengono appunto all’epoca romana, quasi nulla invece esiste del precedente periodo fenicio e punico. Celebre è il detto “E sa cittad’e Tharros, portant sa perda a carros”, letteralmente Dalla città di Tharros portano la pietra a carrettate (cioè in grandi quantità), il che vorrebbe alludere alla costruzione del nuovo centro con l’ausilio dei materiali del vecchio insediamento. Le pietre di questa città hanno in effetti avuto vita nuova, sono state prelevate e utilizzate per fondare i nuovi centri abitati cresciuti dopo il IV secolo, quando la popolazione tarrense cominciò a ritirarsi verso l’interno, per sfuggire alle incursioni dei pirati barbareschi. Sono servite per esempio per la costruzione di una delle più belle chiese paleocristiane dell’isola, nella limitrofa città di San Giovanni di Sinis.

Percorrendo la salita lastricata di basalto giungerete alle terme romane a ridosso sul mare, e poco più avanti al castellum aquae, serbatoio di distribuzione dell’acquedotto, nonché altra imponente opera romana. Più di tutte però catturano l’attenzione le uniche due colonne superstiti di un antico tempio tetrastilo, che si ergono a ridosso del mare e che per la loro bellezza e maestosità sono diventate emblema di questo sito archeologico.

Scegliete una giornata fresca oppure optate per la visita in prossimità della chiusura e alla sua conclusione concedetevi una nuotata nelle acque del “mar morto”, un’oasi di pace alla quale difficilmente riuscirete a resistere e che renderà indimenticabile questa tappa del vostro viaggio.

Giulia Mele

Giulia Mele

In un momento imprecisato di un giorno qualunque mi è capitato di innamorarmi follemente delle parole. Da Tucidide a Capote, faccio delle storie immaginarie e di quelle suoi giornali il mio pane quotidiano, alternando la lettura alla scrittura. Passerei la vita con lo zaino da viaggio in spalla, ma al momento vivo a Londra (e sì, ho la moka nella mia credenza).
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