Aggretsuko – la rabbia del medio

 In Serie Tv

Qualche giorno fa, il 27 agosto, è stata rilasciata su Netflix la terza stagione di Aggretsuko, anime prodotto dalla stessa piattaforma streaming.
Ad una prima occhiata superficiale, Aggretsuko potrebbe sembrare un cartone per bambini: i tratti semplici e grezzi dei disegni, la scelta di usare animaletti al posto di personaggi umani (con uno stile molto simile ad Hello Kitty), potrebbero infatti trarre in inganno.
In realtà, Aggretsuko è rivolto ad un pubblico adulto, magari agli albori dell’età adulta, e tutti i temi che tratta, tocca e approfondisce sono maturi , ed è proprio in questa terza stagione che la loro profondità acquisisce corpo e struttura.

Per chi non lo sapesse, Retsuko è un piccolo panda rosso di 25 anni, impiegata in un’azienda come contabile, frustrata e vessata da problemi di vita quotidiana; la sua via di fuga, il suo angolo personale, è una sala di un karaoke-bar in cui si sfoga cantando death-metal. L’ossimoro fra il suo aspetto delicato e la violenza del suo hobby rimane esilarante per tutte le stagioni fin qui uscite, non venendo mai abusato dalla regia come espediente ben riuscito ma sapientemente adattato alla narrazione, utilizzato sempre nei punti giusti della trama. Al contrario di come avviene in Beastars, in Aggretsuko la scelta degli animali associati ai personaggi non è determinante, o per forza esplicativa, ma una semplice resa stilistica, utilizzata perlopiù per sottolineare alcune asincronie (come l’aspetto dolce di Retsuko che si tramuta in death-meatl) o analogie. L’impatto visivo, anche per questa scelta, è positivo ed accattivante, esibendo un’originalità che sarebbe probabilmente mancata dando ai personaggi forma umana. L’aspetto di commedia è quello preponderante in tutte e tre le stagioni, commedia che però non rinuncia ad un’analisi intelligente e e profonda dell’individuo, del lavoro, dell’emancipazione e della figura femminile.

Ciò che vive Retsuko sono infatti problemi di tutti i giorni, esasperati da una sfiga senza fine che la trascina sempre in situazioni difficili da sbrogliare e che aumentano di volta in volta la sua frustrazione. L’aspetto più intelligente di Aggretsuko sta infatti nella coniugazione di questi due aspetti, ovvero di riuscire a rendere bene la sintesi fra il serio ed il patetico, riunendo due toni distanti ma complementari alla maniera elegante e funzionale dei giapponesi. La cultura giapponese ha ovviamente un’influenza importante in quest’ anime ancor più che in altri, essendo esso interamente basato sul loro tipo di relazioni sociali, sulla loro cultura del lavoro e dell’ambizione personale. Chi infatti mastica di manga ed anime avrà una lettura sicuramente più agevolata sia della gravità di alcuni eventi (che per noi occidentali potrebbero sembrare effimeri), sia della parte comica, interamente incentrata sull’idea della vita in Giappone.

aggretsuko

Questo però non rende Aggretsuko inaccessibile, anzi: una qualità del cartone è proprio la sua fruizione leggera e disimpegnata, sia per la durata di un singolo episodio (15/20 minuti), che per l’approccio un po’ bambinesco e caricaturale. Ciò che invece emerge dalla trama di Aggretsuko è un’apologia della normalità, la difficile battaglia individuale contro le forze distorsive sociali per diventare persone serene ed appagate; quello che tormenta Retsuko, oltre alla sua sfiga, è infatti la costruzione di se stessa: gli enormi, piccoli inciampi che ognuno di noi può trovare sul proprio cammino. La rabbia come risposta alle frustrazioni della vita non viene estremizzata in un feticcio violento o perverso: piuttosto viene rinchiusa nell’innocenza di un hobby, che ne mantiene però il potere espressivo nell’equilibrio della vita della giovane donna.
Retsuko non vuole altro che essere felice e normale, cosa resa difficile da ostacoli che la pongono in una costante situazione di disagio e di lotta perenne.

Nella terza stagione questo concetto compie un ulteriore salto: mentre infatti nelle precedenti due le aspirazioni di Retsuko erano prevalentemente sentimentali, in quest’ultima serie di episodi vediamo l’attenzione spostarsi sul suo posto nel mondo, da costruire con le proprie forze ed attuando le proprie scelte che, per forza di cose, richiedono dei sacrifici. La corrente femminista è forte e ben strutturata all’interno di un racconto per niente ridondante, perfettamente sposata alla situazione di una donna sola (e giapponese); Retsuko è infatti una donna comune, lontana dalle eroine pompate dalla responsabilità di genere e ricongiunta alla normalità di persona qualunque. Le sfide che le si pongono dinnanzi raccontano la strenua difesa dell’uomo medio nel mondo frenetico e capitalista, la ricerca affannosa e patetica del proprio angolino tranquillo, cosa sempre più difficile nei tempi moderni.
La narrazione giapponese, sempre in linea con la contemporaneità, si avvale qui di una distanza dai toni pomposi e grevi usuali negli anime, per ritornare ad una asciutta resa della realtà, avvalorata dalle pretese normali e sacrosante della protagonista. 

Le sfuriate di death-metal conservano quella rabbia esplosiva e creatrice che si ammassa nel subconscio maltrattato dal comune, l’angolo buio di qualunque persona media (o mediocre) che è di per sé comunque protagonista della propria esistenza. Retsuko dà voce a tutti loro.

Enrico Zautzik

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