A proposito di viaggiatori: Carlo Taglia, in arte Vagamondo

 In Viaggi

Dalle esperienze in Spagna, Australia e Pakistan fino al giro del mondo senza aerei. Ha attraversato Centro e Sud America, Asia e Africa. Tutto senza prendere un aereo, senza staccare mai i piedi da terra. Autobus, autostopp, tragitti su mercantili e tanti altri mondi bizzarri e “divertenti” per spostarsi, oltre alle sue gambe. Circa 200.000 km intorno al mondo negli ultimi sette anni. Carlo Taglia, in arte Vagamondo, ha raccontato tutte le sue esperienze nel suo “tour italiano” di 50 giorni. Da “Vagamondo” alla “Fabbrica del viaggio”, passando per “Vagamondo 2.0”, sino a presentarci in questo tour da Torino a Cagliari, il suo ultimo libro “Vagamondo 3.0”. Carlo negli anni ha venduto oltre 50.000 copie con i suoi libri autoprodotti, senza colossi di case editrici alle spalle. Una scelta che lo ha portato ad essere un fenomeno editoriale. Per molti mesi in cima alle classifiche nella categoria viaggi. Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione del suo ultimo libro, il 18 Settembre scorso, nell’aula magna del Liceo A.Genovesi di Napoli. Non soltanto il racconto delle bellezze vissute intorno al mondo, ma anche i motivi che lo hanno portato a vivere viaggiando. Dai problemi con le droghe da ragazzino, quando ha affrontato diverse overdosi, ad un lutto in famiglia, dal lavoro d’ufficio stabile a Torino fino alla decisione di rimettersi zaino in spalla. Mi accorgo che sempre più persone si sentono attanagliate da un sistema schiacciante. In aggiunta ci sono i problemi che ognuno di noi affronta nella propria vita, in tanti così decidono di mettersi in cammino, alla scoperta non solo di se stessi e del mondo, bensì concedendosi la possibilità di vivere una vita senza troppe certezze, apprezzando il presente e facendo del presente stesso la ricchezza più grande del mondo. L’unica cosa che possediamo. Il coraggio nel mettersi alla prova costantemente, capaci di adattarsi ad ogni situazione. Carlo ci spiega tra una “battuta e l’altra” dei problemi affrontati viaggiando, dalla malaria ai tentativi di rapina, fino alla difficoltà di affrontare l’ultimo continente “calpestato”: l’Africa. 36.000 km, da Capo di Buona Speranza (Africa) a Capo Nord (Norvegia). Un viaggio nel viaggio. Ogni kilometro è stato un insegnamento per capire meglio se stesso, ogni fallimento una molla capace di riportarlo su. Il bello di incontrare i viaggiatori è che ci si rapporta con  persone che hanno un altro punto di vista sul tempo. E sappiamo che insieme al denaro, il tempo è una divinità nella società capitalistica. Dal mio viaggio di tre mesi in giro per l’America Latina è passato esattamente un anno. Ho ancora l’adrenalina di quei momenti addosso.
Immagino che Carlo nella mente ha ancora impresso le mille esperienze vissute. Le cascate Iguazù, le vette dell’Himalaya, i trekking nella Sierra Nevada di Santa Marta in Colombia, le spiagge del Nicarague e tanto altro. Foto e video che ha postato negli anni sul web, sui social. Da Facebook a Instagram, dando forma ad un lavoro che oggi banalmente chiamiamo Travel blogger.
Un costante rapporto con il lettore che lo ha portato ad essere motivo di sprono per taluni, e un esempio per altri. Le sue conferenze nelle città italiane hanno accolto generosi numeri di persone, aule di università e di scuole piene, tutti con la voglia di viaggiare attraverso le parole di Carlo, altri con la necessità di assorbire coraggio per le esperienze future. Il fatto di parlare senza filtri in maniera così sincera dei suoi malesseri interiori lo ha portato ad arrivare dritto al cuore dei suoi lettori. Una storia raccontata con impeto. C’è ancora qualcuno che piuttosto che nascondere le sue paure, ci ricava una “ricchezza” sopra. I più scettici crederanno che lui ha viaggiato così tanto, forte del fatto di avere già un gruzzolo di soldi da parte. Invece no, Carlo è partito, lavorando prima a Tarifa, poi in Australia, Pakistan. Dai lavori in pizzeria, al muratore, al volontariato. Dunque nessuna agevolazione, solo con la semplice passione per lo zaino in spalla.
Capostipite di una comunità di viaggiatori che negli anni lo hanno seguito, consapevoli del fatto che non c’erano pacchetti all-inclusive alle spalle, bensì un vero contatto con il prossimo, che lo ha portato a camminare per oltre 200.000 km.

La famosa frase: “Mollo tutto e parto” non dovrebbe essere solo un semplice slogan. Perchè cambiare ci risulta così difficile? cosa c’è da perdere se non una serenità da conquistare?

Caro Carlo: “Latcho Drom”. Buon viaggio e buona vita!

Qui il blog di Carlo

Qui il suo libro

 

 

Francesco Fusi
Sono nato a Napoli ed anche se odio tanti aspetti della mia città la difendo a spada tratta; laureato in lingue all'Università Orientale di Napoli, dopo tre mesi in giro per l'America latina sono tornato dietro lo schermo di un computer, bramando la prossima esperienza zaino in spalla!! Lo yoga mi salva nei periodi di nevrosi. Il viaggio come medicina dell'anima.
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