A casa nostra, lontano da casa: storie di accoglienza e di ottimismo

 In Letteratura

A volte basta una storia, un aneddoto, perché qualcosa che ci sembrava così lontano dal nostro immaginario riesca improvvisamente a palesarsi molto più simile e vicino rispetto a quello che solo pochi minuti prima consideravamo totalmente incomprensibile e distante. A casa nostra, lontano da casa, libro pubblicato da Aguaplano e curato da Giovanni Dozzini, è un progetto che prova da questo punto di vista, attraverso la letteratura, a farci entrare nella vita e nelle vite di chi suo malgrado è stato costretto a doversi reinventare, fuggendo da guerre e compiendo un viaggio, quindi, che talvolta è meno retorico di quello che potremmo immaginare.

Tra i maggior fenomeni che spesso viviamo nella nostra quotidianità, in particolare quando ci capita di dibattere online sui social, quello della semplificazione è diventato un motore dialettico difficile da fermare. Nell’affrontare un discorso sui migranti, sui diritti, l’asilo politico, le persone e le famiglie che scappano da paesi in conflitto, nella maggior parte dei casi il cinismo e il benaltrismo spesso la fanno da padrone. In un contesto poi, in cui i racconti risultano sempre troppo snobbati e su cui molti editori non sembrano più puntare, ecco che un progetto come A casa nostra, lontano da casa , ovvero una raccolta antologica di racconti scritti da giovani autori e autrici umbre, che pone il tema dei migranti come nucleo narrativo di riferimento, diventa ben più di un prodotto commerciale o su cui fare del semplice scouting letterario.
L’iniziativa di Dozzini, insolita quanto lodevole, getta le basi, e una ventata di ottimismo, infatti, su quanto in realtà il mercato editoriale attuale sia sensibile e capace di produrre in merito a certe tematiche.

Parlando del curatore di quest’antologia, Giovanni Dozzini (1978), oltre a essere giornalista e traduttore è anche l’autore de Il cinese della piazza del pino (Midgard 2005), L’uomo che manca (Lanatana 2011), La scelta (Nutrimenti 2016) e di E Baboucar guidava la fila (minimunfax 2018), libro col quale nel 2019 ha vinto l’European Union Prize for Literature.

Proprio quest’ultima opera, affine per tematiche, potrebbe essere considerata in qualche modo seminale per la raccolta, o la sua diretta estensione. E Baboucar guidava la fila racconta infatti la storia, ambientata nel centro Italia, di quattro ragazzi rifugiati: Baboucar, Ousman, Yaya e Robert, e delle loro vite scandite dall’incertezza che la loro richiesta d’asilo potrebbe venire respinta.

A casa nostra, lontano da casa, invece cambia prospettiva, e si affida agli occhi di personaggi del luogo, quasi a sondare dall’interno i sentimenti di chi in quei posti ci è cresciuto. I racconti sono vari, molto diversi tra loro, e affrontano tematiche come l’identità, il senso di appartenenza a un luogo, il viaggio, il razzismo, i pregiudizi, riuscendo nell’impresa, difficile, di creare un collage d’insieme perfetto ed evocativo, ma soprattutto funzionale, nel descrivere tutte quelle complessità presenti sul territorio umbro, ma che vanno oltre l’Umbria, perché queste storie si declinano e si ripercuotono su tutta la penisola, raccontando la provincia italiana in tutte le sue contraddizioni.

Tra i tanti autori e le autrici presenti nella raccolta spiccano Giovanni Pannacci (La donna che vedi, Fernandel 2019), Caterini Venturini (L’anno breve, Rizzoli 2016), Chiara Santilli (Caffè Alicante, Midgard 2010) e Riccardo Meozzi.

A casa nostra, lontano da casa, è un progetto che consiglio davvero, e che mi auguro possa essere emulato, magari in altri contesti regionali altrettanto nobili. La letteratura dovrebbe renderci tutti universalmente propensi ad abbracciare l’umanità, e questa raccolta ci riesce perfettamente.

Diego Frau
È nato a Cagliari ma vive a Pisa dove ha studiato Scienze Politiche. Convive con le sue ossessioni (la letteratura e il tennis) e odia le bio.
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