65daysofstatic – No Man’s Sky: Music For An Infinite Universe – Recensione

 In Musica, Videogiochi

Il 10 agosto 2016 è la data ufficiale della pubblicazione di “No Man’s Sky” per PlayStation 4 (per la versione Microsoft Windows si dovranno attendere un paio di giorni in più), videogioco ad ambientazione fantascientifica di azione, avventura e sopravvivenza. I giocatori potranno, in modalità single o multiplayer, esplorare pianeti, costruire astronavi e mezzi di trasporto ma, cosa più importante, cercare di non farsi uccidere. E attenzione, qui parliamo di TRILIONI di pianeti esplorabili con tempi di percorrenza proporzionali a quelli reali, il che rende “No Man’s Sky” un gioco decisamente fuori dal comune.

La copertina del disco

Non sono e non sono mai stata un’amante dei videogiochi ma stavolta quasi mi viene voglia di fare un’eccezione e procurarmelo, un po’ perché posso approfittare della console del mio ragazzo ma soprattutto per via della colonna sonora che lo incornicia, firmata 65daysofstatic. La band post-rock britannica si è occupata, insieme a Paul Weir, del difficile compito che consiste nella creazione delle musiche e delle atmosfere che accompagneranno il giocatore nel corso della sua esplorazione degli innumerevoli pianeti di cui “No Man’s Sky” è provvisto, ma non è tutto: il gioco utilizza Pulse, un sistema di musica generativa sviluppato dallo stesso Weir e in grado di creare musica in modo casuale – partendo chiaramente da una playlist preesistente – e fare in modo che si adatti alle varie situazioni che il giocatore incontrerà man mano, diventando ad esempio più minacciosa in prossimità di una situazione di pericolo. “No Man’s Sky: Music For An Infinite Universe”, in pratica, ci offre solo una possibile combinazione e successione di suoni, cioè quella pensata dai 65daysofstatic.

Abbiamo detto che la band è dedita principalmente al post-rock; questo album, però, si rivela già dai primissimi brani molto diverso dai precedenti: arricchito ed impreziosito da effetti e da atmosfere più fantascientifiche, “No Man’s Sky: Music For An Infinite Universe” consiste in 10 tracce originali più altre 6 denominate “Soundscapes”. A darci il benvenuto nella moltitudine di universi del videogioco è “Monolith”, lenta all’inizio e poi sempre più incalzante, per poi proseguire con la decisamente più dolce “Supermoon”, contornata anche da cori femminili e un pianoforte; “Asimov” è un brano in continua evoluzione con melodie ed accostamenti veramente da lacrime, mentre “Heliosphere” ricorda tantissimo, se avete mai avuto occasione di ascoltarli, i suoni prodotti dai pianeti del nostro sistema solare.  “Blueprint For A Slow Machine” conquista a mani basse il titolo di “Brano preferito dalla sottoscritta” già dalle prime note e con le successive “Pillars Of Frost”, “Escape Velocity” e “Hypersleep” abbiamo un assaggio di quanto un brano di nemmeno tre minuti di durata possa essere comunque efficace e ben fatto (soprattutto “Escape Velocity”, in grado di conquistare immediatamente gli amanti del pianoforte). Si torna col fiato sospeso con “Red Parallax”, “End Of The World Sun” chiude invece il disco numero uno con ritmi martellanti, quasi tribali. Non importa che ci siano effetti praticamente in ogni brano, siamo comunque in territorio post-rock.

La sezione “Soundscapes” è una questione a parte e lo si nota immediatamente dalla durata dei brani: 8.52 minuti il più breve, 11.59 il più lungo. Mentre il primo disco è dotato di una vita propria, indipendente dal videogioco per il quale è stato scritto, la vera e propria colonna sonora comincia con il secondo, dove il singolo strumento scompare in favore di atmosfere sempre diverse, godibili e d’effetto già di per sé ma che, ne sono certa, trovano il loro completamento con l’elemento grafico e videoludico di “No Man’s Sky”.

Non è importante che gli ascoltatori siano o meno dei videogiocatori, perché i 65daysofstatic hanno fatto centro.

 

Elisa Mucciarelli

Elisa Mucciarelli

Roaming the Earth da 27 anni, senza una fissa dimora da circa 8. Fan dello humor nero, Grammar Nazi per vocazione, sostenitrice dell'eclettismo musicale (che nel mio caso tende al disagio). In parole povere, una rompipalle.
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