3%, la vita dopo il Processo

 In Serie Tv

È difficile rinunciare ad un’ottima premessa per una serie Tv sci-fi. Per la seconda stagione di 3%, serie tv brasiliana del 2016 ideata da Pedro Aguilera e trasmessa su Netflix, era così forte la tentazione di ritornare in quelle stanze colme di prove da superare, dove tutto ha avuto inizio, che i fan della serie temevano di assistere a qualcosa di forzato, ben oltre ciò che la maggior parte di loro poteva tollerare. Invece, il thriller di fantascienza targato Netflix, allarga il suo mondo, ripagandoci dell’attesa, mostrandoci che tutti i tradimenti e gli atti di ribellione presenti nella prima stagione, non sono stati vani. 3%, prima serie originale di Netflix in lingua portoghese, è un dramma distopico che si concentra su un mondo drasticamente diviso tra chi ha e chi non ha.  Mentre quelli nell’Entroterra vivono in condizioni di estrema povertà, le persone dell’Offshore, che rappresentano il  3% della popolazione, da qui appunto il titolo, hanno accesso illimitato a cibo, cure mediche di prim’ordine, tecnologie all’avanguardia e tutti i comfort possibili. C’è solo un modo per spostarsi dall’Entroterra all’Offshore: i ragazzi che hanno compiuto vent’anni d’età, devono superare una serie di test fisici e psicologici molto intensi, noti con il nome di Processo“La sofferenza è un bene. Divide i forti dai deboli.”

La prima stagione di 3% si era svolta per lo più facendo la cronaca di quattro partecipanti mentre pensavano, agivano, complottavano e si facevano ingannare dal meccanismo ambiguo del Processo. Ma piuttosto che immergerci in un nuovo anno di prove ad ostacoli, 3% fa un passo indietro nella seconda stagione. Certo, c’è ancora il Processo di cui preoccuparsi  e i funzionari governativi dell’Offshore da sconfiggere,  ma la serie nel suo insieme è molto più interessata alla gestione della vita dei protagonisti al di fuori di questi test brutali. Il risultato è quindi una versione del genere sci-fi più sfumata, pregnante di una moralità che non è propriamente tipica del genere fantascientifico. Qualunque cosa stiano facendo Fernando (Michel Gomes), Michele (Bianca Comparato), Rafael (Rodolfo Valente) e Joana (Vaneza Oliveira), le morti a cui hanno assistito e le scelte che hanno fatto nel Processo continuano a perseguitarli. Diverse volte Rafael, uno dei membri del movimento di ribellione dell’Entroterra, La Causa, il partecipante più rilassato del precedente Processo che è riuscito ad arrivare al lussuoso Offshore, rischia di perdere la sua copertura in balia del suo nuovo interesse amoroso. Smette di fare battute e si trasforma in un ragazzo senza emozioni che cerca di difendere se stesso a tutti i costi. Questi momenti sono brevi, fugaci e accompagnati da un sorriso amaro, ma rivelano quanto siano profonde queste cicatrici e quanto il Processo riesca a tirare fuori l’aggressività del singolo. Anche il mite Fernando è arrabbiato in questa stagione, più disposto ad alzare la voce e rimproverare i suoi amici.  Ma ancora una volta sono Michele e Joana i protagonisti dei momenti più interessanti di 3%. Poco dopo l’epilogo della prima stagione, queste due giovani donne si trovano in posizioni sorprendentemente simili su diversi fronti di una guerra che non hanno mai voluto combattere. La disperazione si nasconde dietro tutte le loro decisioni, e sebbene entrambe si siano facilmente liberate dai test che le hanno traumatizzate un anno prima, è ancora chiaro che sono state obbligate a giocare.
Ma questa stagione riesce ad esporre davvero le inquietanti somiglianze tra il Processo e la ribellione che cerca di porgli fine. Mentre Michele, Rafael e in seguito Joana sono costretti a fare i conti con i loro sentimenti nei confronti della Causa, la ribellione diventa ancora più violenta e casuale. Solleva la questione di cosa è peggio, l’essere complici di un sistema corrotto o l’assistere a quella che è essenzialmente un’organizzazione terroristica? Non ci sono risposte chiare e 3% non esita a mostrarci le scelte difficili dei suoi personaggi e le conseguenze terribili che ne derivano. 

Questa serie Tv potrebbe fare delle scelte molto più semplici: potrebbe ritornare alla fase dei test prestabiliti, sorvolare sulla questione della ribellione e presentarci i rivoluzionari come dei “bravi ragazzi” mentre Ezekiel (João Miguel) e tutti gli altri associati al Processo come dei mostri. Ma ad ogni puntata della seconda stagione, 3% prende la via più difficile, più emotivamente e intellettualmente gratificante. La serie è elegante proprio per questo motivo. Superando la propria premessa e diventando un TV show sulla moralità della rivoluzione, 3% sta finalmente vivendo le proprie nobili ambizioni.

 

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shosanna777

shosanna777

30 anni. Eterna ragazzina. Amante del cinema. Appassionata di letteratura inglese e di tutto quello che ha a che fare con la cultura anglosassone. Passione moderata per i libri e per i fumetti. Infine...insaziabile divoratrice di Serie Tv.
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