“McMafia è la storia del nostro mondo contemporaneo globalizzato e degli inferi criminali che prosperano appena al di sotto della sua superficie. È uno spettacolo davvero internazionale, che abbraccia dozzine di paesi, e siamo entusiasti di poter raggiungere un pubblico globale per il quale è stato pensato grazie alla nostra collaborazione con Amazon.”

Queste le parole di Hossein Amini e James Watkins, i creatori della serie che con il nuovo anno ha debuttato su Amazon Prime Video.

Già il titolo McMafia preannuncia una criminalità 2.0, che continua ad operare con droga, traffico di prostitute e corruzione, ma che arriva fino a gestire e padroneggiare raffinati metodi bancari, investimenti milionari e trasferimento di denaro che con un clic e qualche prestanome vanno di paese in paese passando per i paradisi fiscali e diventando irrintracciabili.

Ad oggi gli episodi caricati sono solo 3: la programmazione segue con un giorno di distanza la messa in onda della BBC One nel Regno Unito.
Parlare di una serie quando è praticamente agli inizi è un azzardo, perché il quadro non è completo e rischi di far trasparire e mettere nero su bianco le speranze e le aspettative che necessariamente ti sei creato sin dai primi minuti, rischiando poi di rimanere delusi o di ricrederti per la sorpresa inaspettata. Ma nei primissimi episodi ci tocca anche prendere una decisione importante: abbandonarla agli esordi perché suscita poco interesse e già è chiara la scarsa qualità o continuare a seguirla perché almeno qualcosa di buono c’è? In questo caso qualcosa c’è.
Fosse solo l’interesse per l’intreccio che si è creato e la curiosità di come va a finire, qualcosa c’è. E per fortuna non si riduce solo a questo.

Ci preme, innanzitutto, scoprire quanto si possa estendere lo scenario, che si è prospettato già ben poco rassicurante, di una criminalità aggressiva, invasiva e invadente che viaggia su due piani: l’uno tradizionalmente violento e spietato della strada e l’altro silenzioso, tecnico e raffinato degli eleganti uffici.
A livello più emozionale, ci chiediamo poi fin dove si possa spingere per proteggere i suoi cari Alex Godman, l’uomo d’affari di origine russa interpretato da James Norton; protagonista assoluto, ben costruito, è un personaggio complesso e ambivalente: esiliato da anni in Inghilterra con la famiglia perché suo padre Dimitri (Aleksey Serebryakov) e suo zio Boris (David Dencik) erano invischiati nei traffici della mafia russa, Alex è costretto a scegliere se salvare la reputazione e i sani principi da banchiere o i propri cari dal passato turbolento.

Basato sull’omonimo libro-inchiesta del giornalista britannico Misha Glenn, il crime-thriller ha molti punti in comune con Gomorra, la produzione italiana ispirata al bestseller di Saviano. Tuttavia l’area di indagine di McMafia è molto più ampia: va dal Qatar alla Russia, da Mumbai a Praga, passando per Istanbul e Tel Aviv. Nonostante i temporanei tentativi di allargare lo sguardo d’insieme con Genny in Honduras e a Roma e Ciro in Bulgaria, Gomorra rimane incentrata e focalizzata su Napoli. Anche la modalità di narrazione è diversa: la serie inglese rimane, per ora, più distaccata ed esterna, rispetto ad un racconto interno più partecipato e caratterizzato della serie Sky.

Amini e Watkins gettano le basi per una mini-serie solidamente strutturata che propone un’analisi oggettiva della fitta rete criminale estesa per il mondo, portando in superficie gli oscuri movimenti di mercato e i tormenti di un uomo costretto ad entrarvi in contatto. Tutto questo tramite una regia, una sceneggiatura e un cast calibrati e centrati.
Non resta che aspettare i prossimi 5 episodi per sapere se l’azzardato investimento si rivelerà fruttuoso.

Valutazione dell'autore
Monica Viscido

Monica Viscido

Laureata in lettere moderne, ora studia filologia moderna. Adora leggere, guardare film e serie tv. Lotta quotidianamente contro la pigrizia e si mette sempre in discussione. Odia parlare di sé e stare al centro dell'attenzione, quindi in questo momento non si trova esattamente a proprio agio.