Spazio, ultima frontiera. A bordo della nave Covenant, più di 2000 coloni dormono immersi nel sonno criogenico. Su di loro vegliano gli occhi inanimati dell’androide Walter (Fassbender). La loro destinazione è un sistema remoto, dove li attende un nuovo pianeta da chiamare casa. L’improvviso schianto con una nube di neutrini costringe tuttavia parte dell’equipaggio ad un risveglio prematuro. Durante le riparazioni, uno strano messaggio viene così captato: sono le note distorte di John Denver, della sua “Country Road Take Me Home”. Il segnale proviene da un pianeta abitabile, misteriosamente sfuggito alle scansioni precedenti. L’equipaggio della Covenant deciderà allora di cambiare rotta. Inutile dire che giunti alla conquista di un paradiso, i coloni dovranno cercare di fuggire da un inferno di orrori.

Inizia così Alien Covenant di Ridley Scott, quasi sulla scia dell’anemico Passengers e delle fantasie stimolate dalla scoperta del sistema Trappist 1. Alien Covenant è il prequel del capolavoro sci-fi del 1979 ma, cosa ancora più importante, è il sequel del controverso Prometheus del 2012. Al quasi 80enne Ridley Scott si potranno rinfacciare molte cose ma decisamente non l’incoerenza. Infischiandosene dello scarso apprezzamento del precedente film, ha infatti deciso di continuare esattamente nella stessa direzione. In Prometheus avevamo scoperto che l’uomo era stato creato da una civilità aliena; avevamo visto Peter Weyland mettere insieme un equipaggio per raggiungere il pianeta degli “Ingegneri” e chiedere loro l’immortalità. Anche qui sotto lo sguardo di un androide, David (sempre Fassbender), creato dallo stesso Weyland. Covenant riprende il discorso sul transumanesimo, sul rapporto tra creature e creatori e sulla rottura del patto tra Dei e mortali che ritorna in ogni epica. E poi c’è lui, il vero protagonista, lo xenomorfo, simbolo dei desideri distorti (e sempre fortemente sessuali) di uomini e macchine.

L’equipaggio umano, interpretato da un cast azzeccatissimo, sembra un mero cavallo di troia per permettere agli androidi di dominare la scena. Non è forse un caso che la prima immagine del film sia un occhio immobile, quasi un’autocitazione a Blade Runner. L’androide Walter osserva così la missione della Covenant, rappresentata in tutto e per tutto (con tanto di vele) come una nave di padri pellegrini (o un’arca di Noè) diretta nel Nuovo Mondo. Circondati da un alone biblico, gli umani sembrano offrire alla storia solo la carne da coltura necessaria per la crescita di nuovi mostri. Si potrebbe dire che li vediamo così (superficialmente) come li vede l’inquietante David ma il problema, purtroppo, è proprio a livello narrativo.

Alien Covenant vorrebbe affrontare temi di grande fascino ma rimane pericolosamente in bilico tra scene troppo verbose e momenti da horror frenetico. Il problema è nella sceneggiatura di John Logan e Dante Harper che proprio non riesce ad amalgamare le due anime del film, in perenne lotta tra loro. E’ come se il Danny Boyle del metafisico Sunshine fosse stato costretto a trovare in 20 minuti un compromesso con Sam Raimi de La Casa. Dopo 20 minuti di perfezione, i protagonisti umani vengono infatti impossessati da un’imbecillità collettiva quanto maligna che li costringerà a prendere sempre e solamente scelte sbagliate: atterrati sul pianeta alieno toccheranno tutto, andranno nei posti sbagliati, si perderanno come una scolaresca in gita. Tra un massacro e l’altro approfondiremo i temi di Prometheus (risolti furbescamente) ma rischiando sempre lo scivolone (a volte comico) come accade ad uno sfortunato personaggio in una pozza di sangue. Così resta troppo poco spazio per emergere anche alla brava Katherine Waterson. Troppo poco le viene dato per poter diventare una nuova eroina della saga. Peccato.

Quello che salva veramente Covenant è la regia di Scott, sempre meravigliosamente tesa, con alcuni picchi in scene d’azione capaci di tenere con il fiato sospeso. Curioso che Alien Covenant in questo finisca con l’assomigliare proprio a quel film tanto rinnegato da Scott, Aliens: Scontro Finale di Cameron. Se cercate un film d’azione condito da una buona soundtrack, con toni da horror di serie B e un’atmosfera vagamente filosofica, allora resterete contenti. Francamente, sotto questo punto di vista, sono uscito soddisfatto dalla sala. Se invece credete che si tratti di un film dalla narrazione approfondita e sempre “sul pezzo”, bussate ad un’altra porta. Gli altri film di Alien (salvo l’originale) dovrebbero forse avervi insegnato qualcosa.

Valutazione dell'autore

Michele Assante

Michele Assante

Abbandonato sulla Terra ancora in fasce, è cresciuto inseguendo un unico grande sogno: diventare un cowboy-pirata-spaziale. Sa bene però che la vita richiede anche concretezza ed è per questo che si è iscritto alla facoltà di Lettere Classiche: per scoprire Atlantide e sconfiggere Cthulhu prima che vengano a riprenderselo gli Alieni.
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