Zerocalcare Rosico ergo sum, since 1983

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Ironico, romano, giovane, irriverente, ha rinnovato l’interesse verso serie tv, cartoni animati giapponesi e videogiochi targati anni ‘90 (Ken il guerriero, i Cavalieri dello Zodiaco, Street Fighter, …), è un bambino, un adolescente, un non-adulto e non smette mai di farci ridere, per poi lasciarci scoprire a riflettere sulle sue parole cariche di un sarcasmo realista verso la società di oggi.
Zerocalcare con i suoi “disegnetti”, come lui è avvezzo a chiamarli, ha conquistato un’intera generazione di “non trentenni” e non solo, citando episodi di vita comune cari ai suoi coetanei e anche a chi di anni ne ha ben di più . Il suo successo, che tiene milioni di italiani incollati al suo blog in attesa delle sue nuove strisce pubblicate bisettimanalmente (tralasciando gli eventuali ritardi che riesce a farsi perdonare postando scuse grafiche alle quali è difficile non sorridere), è dato proprio dall’impatto veritiero del suo lavoro, in grado di render leggeri temi importanti e spiritose scene di vita quotidiana che almeno una volta, alla maggior parte dei suoi lettori, sarà capitato di vivere. La sua immaginazione non si riduce nel proporre le bizzarrie della quotidianità e amplificarle fino a sfiorare il ridicolo, ma sta anche nel donare un’anima a personaggi di cartoni animati immortali, come espressione di una generazione intera che si rivela in netto contrasto con quella influenzata dalle nuove animazioni.
Ci sono anche vignette di denuncia politica ad arricchire il suo lavoro. Probabilmente è stato il suo vissuto a consentirgli di trattare con tanta disinvoltura determinati temi, basti considerare i suoi primi disegni – locandine e copertine di cd – nati nei centri sociali e la sua partecipazione al G8 di Genova, che ricorda come una sorta di ironico trauma in un paio di vignette dal titolo “A.F.A.B.”, presenti nel suo penultimo libro “Ogni maledetto lunedì su due”.

polpallagolaMa ciò che colpisce di Zerocalcare, oltre la stonata derivazione del suo nome (estrapolato dalla pubblicità di un detersivo alla cieca ricerca di un nickname per un forum), è piuttosto il modo originale e singolare di illustrare, chiarendo il suo impatto personale con la realtà, mettendosi a nudo e permettendo al lettore di sentirsi a proprio agio, partecipe del vissuto dell’autore, con cui poter condividere le imbarazzanti esperienze di vita quotidiana che lo stesso sciorina nel suo blog. L’impronta con cui decide di presentarsi è tanto personale da non limitarsi a raffigurare se stesso, ma anche i cari che lo circondano, chiaramente tutelando la loro identità, ed ecco che la mamma di Zerocalcare diventa Lady Cocca, che altri non è se non la dama di compagnia di Lady Marian nel Robin Hood datato 1973 della Disney, l’amico animalesco sia nei modi che nei pensieri assume le sembianze di un cinghiale in camicia e il ragazzino a cui dà ripetizioni somiglia a una riproduzione in scala di Blanka di Street Fighter.

Non delude neanche nei suoi libri nei quali tematiche forti come la morte e il senso di colpa vengono sradicate dalla loro radice drammatica per esser narrate con ironia, lasciando che la profondità del fumetto si sveli soltanto alla fine del racconto, quando, con stupore, dopo esser stati ipnotizzati pagina dopo pagina dal suo sarcasmo, si scopre il senso intrinseco della storia.

Quel che si evince dalle sue interviste e dalle sue presentazioni è il tono modesto col quale si rapporta al pubblico, rispondendo alle domande con una semplicità e una sincerità rara tra gli artisti odierni. Sempre pronto a ringraziare e a stupirsi degli apprezzamenti e imbarazzato dal successo riscosso, quasi non si rendesse conto di quel che è riuscito a creare.
Se proprio devo esser onesta, prima di Zerocalcare non ero un’appassionata di fumetti, eppure il suo taglio facile nella lettura e nelle argomentazioni mi ha permesso di avvicinarmi a questo mondo e di ampliare la mia curiosità fino alla scoperta di altri autori a lui vicini o lontani e credo che il mio non sia un caso isolato. Ciò che, poi, mi ha irrimediabilmente affascinato fino a farmi diventare una lettrice compulsiva del suo blog e dei suoi libri è proprio la sua ironia, la sua modestia, la sua concretezza e l’incensurabilità con la quale scherza, denuncia, informa, racconta la vita di tutti i giorni. Senza considerare la sua genialità che si spinge fino a dar corpo e mente alla sua coscienza e a frammentarla in diversi personaggi esistenti o meno attraverso i quali lascia che quel brandello di saggezza respiri, parli, interagisca; ad esempio materializzando il suo senso del dovere nella austera figura di Margaret Thatcher.
Concludendo, mi è doveroso porgere un saluto all’amico Armadillo, suo alter-ego e compagno di (dis)avventure, stringendogli virtualmente la mano per i suoi commenti sprezzanti e saccenti e innalzare un coro di gratitudine per Makkox senza il quale, forse, oggi non avremmo potuto godere dell’ironia e dell’acutezza di Michele Rech alias Zerocalcare.

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Alessandra Farro

Alessandra Farro

Nata a Napoli, il suo secondo romanzo s'intitola "Blue", Ultra Edizioni. Sforna pensieri e dipinge ricordi. È innamorata della musica, dei libri e del buon caffè fin da che ne ha memoria. Ha un problema (oggettivo) col tempo, prova a respirare poca realtà e viaggia sempre con una moka in valigia, spesso senza lasciare la sua camera. Quando la vita la confonde troppo, si mette a testa in giù su un tessuto aereo. Ribelle dal 1991.
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